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Studio sulle morti in eccesso da COVID ritirato per disinformazione

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La rivista che due anni fa aveva pubblicato lo studio sull’eccesso di morti nel periodo COVID ha deciso di ritirarlo, motivando la scelta con la diffusione di informazioni fuorvianti. Una decisione arrivata a poche settimane dall’audizione dell’autore davanti al Senato degli Stati Uniti sul tema dei vaccini, e proprio questa coincidenza temporale ha reso il caso molto più rumoroso di quanto normalmente accada quando un lavoro scientifico viene rimosso dalla letteratura.

Il punto contestato riguardava il cuore stesso della ricerca. Lo studio metteva in relazione l’aumento dei decessi registrato durante gli anni della pandemia con le campagne vaccinali, un’associazione che aveva sollevato obiezioni già al momento della pubblicazione. Non si trattava di una critica arrivata tardi, insomma. Era lì fin dall’inizio, sollevata da chi leggeva quei numeri e ne contestava sia l’interpretazione sia il modo in cui venivano presentati al pubblico.

COVID: cosa significa una ritrattazione

Quando una rivista ritira un articolo, quel lavoro non scompare dal web, ma viene marchiato in modo permanente. Resta consultabile con un avviso ben visibile che segnala la ritrattazione e le ragioni che l’hanno determinata. È un provvedimento pesante nel mondo accademico, perché di fatto certifica che il contenuto non può più essere considerato affidabile né citato come prova a sostegno di altre ricerche.

Nel caso specifico la motivazione indicata è la disinformazione, una formula che nel linguaggio editoriale scientifico pesa parecchio. Non parla di un errore di calcolo o di un dato inserito male, cose che capitano e che di solito si sistemano con una correzione. Parla di un problema che riguarda il messaggio complessivo veicolato dal testo, e cioè il modo in cui le conclusioni venivano costruite e comunicate.

C’è poi un aspetto che rende questi episodi particolarmente delicati. Uno studio ritirato continua a circolare per anni sui social, nei gruppi di discussione, nelle citazioni di seconda mano. La velocità con cui un titolo si diffonde non è mai paragonabile a quella con cui viene diffusa la notizia della sua rimozione.

Il legame con l’audizione al Senato americano

L’elemento che ha acceso i riflettori è il calendario. L’autore dello studio aveva testimoniato davanti a una commissione del Senato americano sul tema dei vaccini poche settimane prima che la rivista annunciasse il ritiro. Un’audizione parlamentare, per definizione, dà a chi vi partecipa una cassa di risonanza enorme e un’aura di autorevolezza istituzionale che va ben oltre il perimetro della comunità scientifica.

Il risultato è una sequenza piuttosto scomoda. Da un lato un ricercatore chiamato a parlare davanti ai legislatori statunitensi, dall’altro una rivista che poco dopo cancella dal proprio archivio il lavoro che aveva contribuito a costruire quella reputazione pubblica. Due segnali opposti nel giro di pochissimo tempo.

La vicenda si inserisce in un contesto in cui il dibattito sulla sicurezza dei vaccini resta uno dei terreni più polarizzati del discorso pubblico, negli Stati Uniti come altrove. Le cifre sull’eccesso di mortalità registrato negli anni della pandemia sono state analizzate da decine di gruppi di ricerca, con metodologie diverse e conclusioni spesso distanti tra loro, e proprio per questo ogni pubblicazione che tocca l’argomento finisce sotto una lente d’ingrandimento più potente del normale.

Lo studio resta quindi accessibile solo nella sua versione contrassegnata, priva di qualsiasi validità scientifica riconosciuta dalla rivista che due anni fa lo aveva accolto tra le proprie pagine.

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