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Starship vola il 22 settembre: primo tentativo di orbita

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Starship punta finalmente all’orbita, e la data è già sul calendario. SpaceX ha fatto sapere di voler far decollare la quattordicesima missione del suo razzo sperimentale il 22 settembre, salvo ovviamente il via libera delle autorità regolatorie. Non è un volo come gli altri, perché per la prima volta il veicolo proverà davvero a inserirsi in orbita attorno alla Terra, cosa che nei tredici tentativi precedenti non era mai stata messa in programma.

L’orario di decollo fissato è le 7:15 del mattino in Texas, ovvero le 12:15 UTC, con una finestra di lancio di 75 minuti. Curiosità non da poco per chi ama le immagini spettacolari: a Brownsville il sole sorge alle 7:17 ora locale, quindi il razzo potrebbe staccarsi dalla rampa praticamente in contemporanea con l’alba.

A bordo ci saranno 26 satelliti Starlink di generazione V3, i più grandi finora costruiti, destinati a un’orbita a 275 chilometri di quota. Lo stadio superiore, secondo quanto comunicato dall’azienda, dovrebbe completare sei giri attorno al pianeta prima di chiudere la missione dopo circa dieci ore di volo. Un traguardo pesante, considerando che il programma è partito con il primo test il 20 aprile 2023 e da allora è andato avanti a strappi, tra successi e fallimenti clamorosi.

Starship: il booster resta in acqua, ma con modifiche mirate

Il nodo da sciogliere riguarda il primo stadio. Durante il volo del 24 luglio il Super Heavy aveva funzionato regolarmente in salita e aveva portato a termine il boostback burn, salvo poi incontrare guai seri nel rientro attraverso l’atmosfera. Nella fase terminale dell’accensione tre motori centrali hanno mostrato segni di intasamento dovuto al ghiaccio, il che ha fatto terminare la manovra in anticipo. Il booster ha comunque tentato l’accensione per l’ammaraggio, riaccendendo 8 dei 13 motori previsti, per poi finire con un impatto duro nel Golfo.

Da lì sono arrivate le contromisure: modifiche hardware per migliorare la filtrazione ai motori e aggiornamenti software pensati per rendere più affidabile la riaccensione. Proprio per questo il primo stadio non proverà a tornare alla base di lancio e punterà invece a un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico. Se tutto fila liscio, il volo successivo potrebbe finalmente vedere la cattura del booster con le braccia della torre.

Scudo termico sotto osservazione e tegole riutilizzate

Lo stadio superiore, invece, ha davanti a sé il compito più delicato: raggiungere l’orbita e rilasciare carichi operativi veri, non simulatori di massa. I satelliti V3 sono nettamente più capaci dei V2 mini che volano sui Falcon 9 e una volta separati useranno la propulsione di bordo per alzare la propria orbita.

Anche in questo caso niente ritorno in Texas. Nonostante il rientro in mare della missione di luglio fosse andato in gran parte bene, SpaceX preferisce raccogliere altri dati sul comportamento dello scudo termico, sfruttando le informazioni ottenute sia in volo sia dal veicolo recuperato nell’Oceano Indiano, tornato a galla quasi integro.

Le migliorie introdotte nei due mesi successivi sono piuttosto specifiche: sistemi di ritenzione aggiuntivi per le tegole nelle zone più a rischio di distacco durante la salita, interventi su alcuni punti scoperti di recente dove il plasma riusciva a infilarsi dietro le piastrelle, e la prova di un design curvo delle tegole che ha già dimostrato di ridurre il riscaldamento negli interstizi.

C’è poi un dettaglio che sa di piccolo primato: due tegole recuperate dalla Ship 40 voleranno di nuovo sulla Ship 41, prima volta in assoluto che un componente dello scudo termico di Starship viene riutilizzato. Dopo i risultati recenti, il progetto di un razzo super pesante completamente riutilizzabile appare più vicino, con la terza iterazione di booster e stadio superiore ancora in piena fase di affinamento.

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