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Starship si prepara al passaggio che finora era rimasto in sospeso, quello dell’ingresso stabile in orbita terrestre, e la data segnata sul calendario è il 22 settembre. Negli ultimi anni gli sviluppi del veicolo di SpaceX sono andati avanti un pezzo alla volta, con voli di prova che hanno mostrato la capacità di decollare, separare i due stadi e gestire il rientro nell’atmosfera. Manca però ancora quel tassello che trasforma un razzo sperimentale, per quanto gigantesco, in un sistema di trasporto spaziale vero e proprio.
Il quattordicesimo volo di prova servirà esattamente a questo. Per la prima volta l’azienda tenterà di portare lo stadio superiore di Starship nell’orbita terrestre, e non si tratterà soltanto di una dimostrazione tecnica fine a sé stessa. Cambia infatti anche la natura della missione, perché a bordo ci sarà un carico reale, non una zavorra di prova.
Ventisei satelliti Starlink V3 come primo carico operativo
Il manifesto di volo prevede 26 satelliti Starlink V3 destinati alla costellazione Internet dell’azienda. Ed è qui che si misura la distanza rispetto a quanto visto finora, perché il rilascio non sarà simulato. I satelliti dovranno restare nello spazio e andare a integrarsi nella rete, esattamente come accade con qualsiasi altra unità portata in quota da un Falcon 9.
Nel precedente Flight 13 alcuni satelliti di terza generazione erano già stati rilasciati, ma il contesto era diverso. Si trattava di modelli pensati per rientrare nell’atmosfera dopo una ventina di minuti, quindi di un test di procedura più che di un dispiegamento operativo. Una prova utile per verificare meccanismi e sequenze, senza però il vincolo di lasciare qualcosa di funzionante lassù.
Il salto, questa volta, riguarda entrambi gli aspetti. Da un lato la traiettoria, che non sarà più suborbitale, dall’altro il carico, che diventa parte effettiva dell’infrastruttura commerciale di SpaceX. Due cose che, messe insieme, rendono il volo orbitale del 22 settembre il momento più delicato dell’intero programma fino a oggi.
Perché l’orbita cambia tutto per il programma
Finora Starship ha volato seguendo profili che riportavano il veicolo verso il basso senza completare un giro completo intorno alla Terra. Una scelta prudente, che ha permesso di raccogliere dati su separazione degli stadi, controllo dell’assetto e comportamento dello scudo termico durante il rientro. Ma restare in quel regime significa continuare a collaudare, non ancora a operare.
Entrare stabilmente in orbita apre invece la strada a tutto il resto, dal lancio di satelliti su base regolare fino alle missioni più ambiziose che l’azienda ha messo in programma nel tempo. È la condizione minima perché il sistema possa iniziare a guadagnarsi da vivere, per così dire, trasportando carichi paganti invece di limitarsi a dimostrare che regge le sollecitazioni del volo.
Il fatto che il debutto orbitale coincida con il primo impiego operativo racconta qualcosa sulla fiducia che SpaceX ripone nell’attuale configurazione del veicolo. Nessuna missione di collaudo intermedia, nessun passaggio a vuoto tra la dimostrazione e il lavoro sul campo. I 26 satelliti Starlink V3 saliranno a bordo dello stesso volo che deve dimostrare la capacità di raggiungere l’orbita, con tutto quello che comporta in termini di rischio.
La finestra di lancio è quella del 22 settembre, con il quattordicesimo volo di prova del programma che diventa a tutti gli effetti la prima missione operativa di Starship.








