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Mentre Star Wars Zero Company raccoglieva recensioni positive e numeri incoraggianti su Steam, la gran parte delle persone che lo hanno costruito era già fuori dai giochi. Non licenziata in senso stretto, ma messa in aspettativa qualche settimana prima dell’uscita, con lo stipendio sospeso e il posto formalmente ancora lì, sospeso a mezz’aria. Una situazione che, raccontata così, suona quasi assurda.
Lo studio in questione è Bit Reactor, autore dello strategico a turni ambientato nell’universo di Guerre Stellari. Secondo una fonte anonima, circa l’80% dei dipendenti sarebbe stato rimosso dal libro paga attivo, pur conservando lo status lavorativo. Un’altra voce interna aggiunge un dettaglio che completa il quadro: il restante 20% è rimasto operativo per gestire il supporto post lancio, soprattutto la caccia ai bug. In pratica, una squadra ridotta all’osso a presidiare il gioco appena arrivato sul mercato.
La conferma dello studio e le tempistiche della decisione
Un portavoce di Bit Reactor ha confermato la sostanza della ricostruzione, spiegando che molti dipendenti sono stati effettivamente messi in aspettativa, senza però scendere nel dettaglio dei numeri. La decisione, secondo la versione ufficiale, è stata difficile e presa prima di conoscere l’esito commerciale di Star Wars Zero Company. Un altro punto su cui lo studio ha voluto essere chiaro riguarda le responsabilità: nessun coinvolgimento di Disney, proprietaria della proprietà intellettuale, né di Electronic Arts in qualità di publisher. Una scelta interna, insomma, maturata tra le mura dello studio. Il tempismo, però, resta il nodo più scomodo di tutta la vicenda. Il gioco è arrivato il 27 agosto e ha incassato un’accoglienza molto buona sia dalla critica sia dal pubblico, con dati di vendita su Steam che raccontano di un debutto tutt’altro che deludente. Le sospensioni, secondo i racconti raccolti, sarebbero scattate circa tre settimane prima, quindi in una fase in cui il destino del titolo era ancora completamente da scrivere.
Il racconto di chi era dentro Bit Reactor
A dare corpo alla storia è Zachariah Scott, ex dipendente licenziato dallo studio lo scorso maggio. Ha spiegato di aver parlato nel corso del fine settimana con quasi una dozzina di persone che lavorano o lavoravano in Bit Reactor, e la maggior parte gli ha confermato di essere stata messa in aspettativa. Il punto più delicato riguarda le prospettive: molti dei suoi ex colleghi non si dicono affatto sicuri di poter tornare al proprio posto, nemmeno nello scenario in cui una parte del personale venisse effettivamente richiamata. L’aspettativa, in questo senso, somiglia più a una porta socchiusa che a una garanzia. Scott ha messo nero su bianco la contraddizione in un post pubblicato su LinkedIn, con parole che non lasciano molto spazio all’interpretazione: “È davvero inquietante e assurdo vedere tutti questi dipendenti EA e Disney, oltre ai membri senior di Bit Reactor, pubblicare post da 10/10 su Star Wars: Zero Company, celebrando il grande successo del gioco e lodando il lavoro del team, mentre sembrano nascondere il fatto che il team è stato messo in aspettativa settimane fa”.
Un settore che alterna festeggiamenti e tagli
Sentire parlare di tagli e di lavoratori con il futuro appeso a un filo, nell’industria dei videogiochi, non è più una novità da qualche anno a questa parte. Quello che rende il caso di Star Wars Zero Company particolarmente stridente è la sovrapposizione temporale tra i festeggiamenti pubblici per un lancio riuscito e lo svuotamento silenzioso dello studio che quel lancio ha reso possibile. Da un lato i post entusiasti, i punteggi altissimi, i complimenti al team. Dall’altro un organico ridotto a una frazione di quello che era, con la parte rimasta operativa impegnata principalmente a sistemare i problemi tecnici emersi dopo l’uscita. Le condizioni per un eventuale rientro del personale sospeso, al momento, non sono state chiarite dallo studio, che si è limitato a confermare la misura senza indicare tempi o criteri.










