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Una smentita netta, arrivata in poche ore: Square Enix ha respinto le voci secondo cui la compagnia starebbe per lasciare la Borsa e trasformarsi in una società privata. Le indiscrezioni erano partite da una rivista economica giapponese e, stando a quanto scritto dal publisher in un comunicato ufficiale, non hanno alcun fondamento. Parole chiare, senza margini di interpretazione: nessuna valutazione del genere è in corso all’interno dell’azienda.
Il punto è che le voci, per quanto smentite, avevano già prodotto effetti concreti. I titoli di Square Enix alla Borsa di Tokyo hanno registrato un balzo compreso tra il 7% e il 12%, un movimento tutt’altro che trascurabile per una compagnia di questa taglia. Il mercato, insomma, ha reagito con entusiasmo all’idea di una possibile privatizzazione, il che dice parecchio su come gli investitori percepiscano l’attuale posizione del gruppo giapponese.
Da dove nasce la voce sulla privatizzazione di Square Enix
La domanda che circola tra gli addetti ai lavori riguarda l’origine di queste indiscrezioni. Un’ipotesi che ha preso piede punta il dito verso 3D Investment Partners, uno dei principali azionisti della compagnia con circa il 18,5% delle quote. Non si tratta di un fondo silenzioso: in passato aveva già manifestato pubblicamente perplessità sulla strategia adottata dal gruppo, sollevando dubbi che non sono passati inosservati.
Che una realtà con quel peso azionario possa aver messo sul tavolo il tema della privatizzazione non sorprenderebbe più di tanto. Resta il fatto che, almeno secondo la versione del publisher, nessun processo formale è mai stato avviato. Nel comunicato la formula usata è precisa: all’interno della società non è attualmente in corso alcuna valutazione riguardo alla possibilità di diventare privata.
Perché un’operazione simile sarebbe tutt’altro che semplice
Il paragone che viene naturale riguarda Electronic Arts, diventata di recente una compagnia privata attraverso un’acquisizione da 55 miliardi. Un’operazione enorme, che ha ridisegnato gli equilibri dell’industria e che ha alimentato la sensazione che altri grandi nomi del settore possano seguire la stessa strada. I movimenti azionari di queste ore suggeriscono che un percorso analogo per Square Enix verrebbe accolto positivamente da chi investe.
Nella pratica, però, la faccenda si complica parecchio. Un eventuale acquirente dovrebbe rilevare le quote di tutti gli attuali azionisti, riconoscendo loro un premio in denaro rispetto al valore di mercato. Tradotto: l’investimento complessivo raggiungerebbe cifre davvero importanti, difficili da giustificare anche per soggetti con grande disponibilità finanziaria.
C’è poi un secondo aspetto, meno immediato ma altrettanto rilevante. La situazione di Square Enix dopo una manovra del genere potrebbe farsi delicata per via dei debiti che sarebbe necessario contrarre per portare a termine la transazione. Un peso che finirebbe inevitabilmente per condizionare le scelte future del gruppo, dalla pianificazione dei progetti agli investimenti sui singoli titoli.
Il contesto attorno al publisher giapponese
Le vicende societarie si intrecciano con un momento particolare per il publisher, impegnato su fronti produttivi di primo piano. Tra questi c’è Kingdom Hearts 4, progetto attorno al quale erano circolate preoccupazioni relative a un possibile rinvio, ipotesi che Tetsuya Nomura ha escluso con sicurezza assoluta. E c’è ovviamente il lavoro sul capitolo conclusivo del remake di Final Fantasy VII, ossia Final Fantasy VII Revelation, con Cloud sempre al centro della scena.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una compagnia sotto osservazione, con azionisti attivi e un mercato pronto a reagire a qualsiasi segnale. La smentita ufficiale chiude, almeno per ora, il capitolo sulla privatizzazione, ma non cancella le tensioni interne che quelle voci hanno contribuito a portare in superficie. Il valore delle azioni di Square Enix, intanto, resta il termometro più immediato di come il pubblico finanziario guarda alle prospettive del gruppo.










