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Spoofing in Francia: falsi agenti chiamano i veri poliziotti

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In Francia una nuova ondata di truffe basate sullo spoofing sta prendendo di mira proprio chi dovrebbe combatterle, cioè gli agenti della Polizia nazionale. Il direttore generale del corpo, Louis Laugier, e il ministro dell’Interno Laurent Nuñez hanno diffuso un allarme interno alle forze dell’ordine per segnalare l’aumento di questi raggiri telefonici e hanno suggerito una contromossa molto semplice, la tecnica della richiamata.

Il meccanismo dello spoofing è tanto banale quanto insidioso. Il truffatore riesce a falsificare un numero di telefono e a farlo comparire sullo schermo della vittima come se la chiamata arrivasse davvero da lì. Già in passato era emerso che alcuni malintenzionati facevano apparire sui telefoni di semplici cittadini il vero numero di un commissariato, per poi spacciarsi per poliziotti. Stavolta il copione si ribalta e i criminali si fingono agenti per ingannare altri agenti.

Spoofing in Francia: le forze dell’ordine nel mirino dei numeri falsificati

In un telegramma riservato alle forze dell’ordine si legge che i servizi territoriali della Polizia nazionale hanno constatato di recente un aumento delle chiamate fraudolente finalizzate a ottenere informazioni contenute negli archivi di polizia. Una nota informativa rivolta a poliziotti e gendarmi spiega che gli autori di queste telefonate dispongono dell’attrezzatura necessaria per mostrare il numero desiderato sull’apparecchio del commissariato. Il documento aggiunge un dettaglio che preoccupa parecchio, perché questi truffatori conoscono alla perfezione il linguaggio e il funzionamento dell’istituzione e non esitano a mettere in piedi vere e proprie messinscene.

Gli obiettivi variano. Secondo i documenti interni questo modo di agire può servire a deridere o ingannare gli agenti. Alcuni pubblicano online le conversazioni avute con i poliziotti, altri cercano di ottenere la revoca del fermo di un veicolo che era stato bloccato in seguito a un’infrazione.

Per sensibilizzare poliziotti e militari, i vertici delle forze dell’ordine hanno illustrato un caso concreto. Un agente riceve una telefonata che sembra provenire dalla gendarmeria vicina, e il numero visualizzato è effettivamente quello. Dall’altra parte però c’è un impostore che si presenta come collega. Una volta conquistata la fiducia del vero poliziotto, il truffatore può chiedere dati presenti in un archivio di polizia. Se l’interlocutore mostra qualche dubbio, può sempre tirare fuori la scusa di un guasto tecnico al terminale del proprio commissariato.

La tecnica della richiamata contro lo spoofing

Le indicazioni partono da una regola di base. Gli agenti devono comunicare prima di tutto attraverso le proprie reti interne, come la radio. Poliziotti e gendarmi sono inoltre tenuti a verificare sempre la validità della richiesta e l’identità di chi la presenta.

Accanto a queste precauzioni viene raccomandata la tecnica della richiamata, una protezione che funziona anche per i privati cittadini. Il principio è lineare. Chi falsifica un numero può farlo comparire sul telefono altrui, ma non è in grado di ricevere le chiamate dirette a quel numero. Per questo, davanti a un sospetto di spoofing, conviene riattaccare e ricomporre il numero apparso sullo schermo, così da mettersi in contatto con la persona o l’ente a cui appartiene davvero.

C’è però un’eccezione importante da tenere a mente. Se la chiamata ricevuta è stata molto breve è meglio non richiamare, perché potrebbe trattarsi di un ping call, cioè di un’altra forma di truffa telefonica.

Fonte: TecnoAndroid

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