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Sophie Adenot, prima donna francese a uscire dalla ISS | SEGUI IN DIRETTA

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Una passeggiata spaziale non è mai una procedura di routine, e quella che sta per vedere protagonista Sophie Adenot porta con sé anche un piccolo pezzo di storia, perché l’astronauta francese diventerà la prima donna del suo Paese a uscire dalla Stazione Spaziale Internazionale per un’attività extraveicolare. Un traguardo che arriva dopo anni di addestramento e che si consuma in un contesto dove ogni gesto va calibrato al millimetro.

Il punto è semplice da spiegare, meno da vivere. Abbandonare l’interno della ISS vuol dire lasciarsi alle spalle praticamente ogni forma di protezione, con la sola tuta a fare da barriera tra il corpo e il vuoto. Tutto questo a circa 400 chilometri sopra la Terra, dove basta una procedura eseguita male, un attrezzo che sfugge, un passaggio saltato nella sequenza, per trasformare un normale intervento di manutenzione in un problema molto serio.

Cosa significa davvero un’attività extraveicolare

Nel gergo delle agenzie spaziali si parla di EVA, sigla che sta per attività extraveicolare e che indica tutte le operazioni condotte dagli astronauti all’esterno di un veicolo spaziale. Non è un dettaglio linguistico da poco, perché racchiude una categoria di lavoro completamente diversa da quella svolta a bordo. Fuori non ci sono appoggi naturali, i movimenti vanno pianificati in anticipo, ogni spostamento richiede ancoraggi e verifiche continue. La tuta pressurizzata, che è a tutti gli effetti una piccola navicella indossabile, limita la sensibilità delle mani e trasforma anche i gesti più banali in operazioni faticose.

Per questo motivo le uscite vengono provate e riprovate a terra, in piscina, con simulazioni che durano molto più a lungo della missione reale. E per questo ogni EVA viene raccontata con un certo tono solenne dalle agenzie: perché rappresenta il momento in cui il margine di errore si riduce ai minimi termini.

Adenot e Menon fuori dalla ISS per oltre sei ore

Ad accompagnare la francese ci sarà l’astronauta NASA Anil Menon, e la coppia dovrebbe restare all’esterno della stazione per circa 6 ore e mezza. Una durata che, letta così, può sembrare un numero freddo, ma che nella pratica significa un turno di lavoro intero svolto sospesi nel vuoto, con la Terra che scorre sotto i piedi e cicli di luce e buio che si alternano ogni novanta minuti circa.

Sei ore e mezza in tuta comportano una gestione precisa delle risorse, dall’ossigeno all’energia dei sistemi di supporto vitale, fino all’acqua e agli alimenti che gli astronauti possono assumere direttamente all’interno del casco. Le squadre a terra seguono tutto in tempo reale, scandendo i passaggi uno per uno e monitorando i parametri delle tute mentre i due lavorano.

Per Sophie Adenot si tratta comunque di un momento simbolico oltre che operativo. La Francia ha una lunga tradizione di presenza umana nello spazio, ma finora nessuna astronauta francese aveva mai messo piede oltre il portellone della Stazione Spaziale Internazionale. Il primato, in questi casi, non è mai soltanto una statistica da annotare, perché finisce per diventare un riferimento per chi guarda a quel percorso professionale come a qualcosa di raggiungibile.

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