Lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro sta entrando nel vivo della fase di test, e a quanto pare Qualcomm ha pensato in grande. Non una sola configurazione, ma ben sei varianti diverse messe a disposizione dei partner, ognuna con caratteristiche pensate per andare incontro alle esigenze dei vari produttori. Una mossa che racconta parecchio sulla direzione che l’azienda vuole prendere per la fascia più alta del suo catalogo mobile.
Stando alle indiscrezioni circolate in rete, questi 6 sample sarebbero già nelle mani dei produttori, che così possono scegliere la configurazione hardware più adatta ai propri dispositivi. Il chip dovrebbe debuttare entro la fine dell’anno, in compagnia della versione standard, lo Snapdragon 8 Elite Gen 6. Entrambi vengono indicati come i primi processori Qualcomm costruiti con il processo produttivo a 2 nanometri, un passaggio non da poco sul fronte dell’efficienza e delle prestazioni.
Cosa cambia tra i sei sample
Tutti e sei i campioni partono dalla stessa base. Condividono infatti la medesima scheda di sviluppo, identificata dal codice MPSP2138B, e supportano sia le reti 5G sub-6GHz sia quelle mmWave. La differenza vera sta nella memoria. Tre varianti, riconoscibili dalla sigla AC, montano memoria LPDDR6, mentre le altre tre, contrassegnate dalla sigla BC, si appoggiano alla più tradizionale LPDDR5X.
Le configurazioni individuate rispondono ai nomi 100-AC, 100-BC, 101-0-AC, 101-BC, 102-AC e 102-BC. La connettività resta identica su tutta la linea, ma le opzioni di memoria cambiano e non di poco. Anzi, secondo quanto trapelato, la versione più esclusiva dello Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro potrebbe spingersi ancora più in là, abbinandosi a memoria UFS 5.0. Roba di fascia altissima, insomma.
La strategia che ricorda Apple
C’è un altro aspetto che merita attenzione. Pare che Qualcomm voglia muoversi su un terreno già battuto da Apple, introducendo versioni selezionate, quelle che in gergo si chiamano binned. Tradotto in parole semplici, alcune varianti dello Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro potrebbero girare con frequenze di CPU e GPU leggermente più basse rispetto ai modelli di punta.
Il vantaggio? I produttori potrebbero acquistare il processore a un prezzo più contenuto, accettando in cambio una piccola rinuncia sul fronte delle prestazioni. Un compromesso che, sulla carta, permette di costruire dispositivi con un chip di alto livello senza far lievitare troppo i costi finali.