Tenere lo smartphone troppo vicino agli occhi è una di quelle abitudini che quasi nessuno mette in discussione, eppure può pesare parecchio sulla salute visiva e perfino sulla postura. Messaggi da controllare, video da guardare, social da scorrere, notizie da leggere: il telefono resta in mano per ore, ogni giorno, e raramente ci si chiede a che distanza lo stiamo guardando. Gli oculisti, però, su questo punto hanno le idee chiare.
Sempre più spesso si parla di affaticamento visivo digitale, una condizione che tocca milioni di persone e si fa sentire con bruciore agli occhi, mal di testa, vista che si annebbia e una stanchezza generale difficile da spiegare. La domanda allora diventa una sola: qual è la distanza giusta da tenere tra lo schermo e il viso?
La distanza che gli specialisti raccomandano
Secondo l’American Optometric Association, smartphone, tablet e altri dispositivi andrebbero usati a una distanza compresa tra 33 e 50 centimetri dal volto, più o meno la lunghezza di un braccio. Il guaio è che la maggior parte delle persone tiene il telefono molto più vicino, intorno ai 30 centimetri o anche meno. Così gli occhi sono costretti a uno sforzo continuo per mettere a fuoco testo e immagini. Andando avanti per mesi e anni, questa abitudine può favorire la comparsa della cosiddetta Computer Vision Syndrome, conosciuta anche come sindrome da visione artificiale.
A peggiorare le cose c’è il fatto che davanti a uno schermo si tende a sbattere meno le palpebre, riducendo la lubrificazione naturale degli occhi. Aggiungiamo i muscoli oculari che lavorano senza sosta per mantenere il fuoco e il quadro è completo. I sintomi più frequenti sono occhi secchi o irritati, visione sfocata, sensibilità alla luce, mal di testa, difficoltà di concentrazione e stanchezza diffusa. Anche l’illuminazione conta: riflessi sul display e contrasti troppo netti tra schermo e ambiente possono aumentare il fastidio.
Il problema è così comune che Apple ha deciso di intervenire via software. Da iOS 17 e iPadOS 17, gli iPhone e gli iPad compatibili integrano la funzione Screen Distance, che sfrutta la fotocamera TrueDepth per capire quando il dispositivo è troppo vicino al viso. Se la distanza scende sotto i 30 centimetri per un po’, compare un avviso che invita ad allontanare lo schermo. Secondo Apple, questo aiuta a ridurre l’affaticamento e a contenere alcuni fattori legati alla miopia nei più giovani.
Non solo occhi: anche collo e schiena ne risentono
Usare male il telefono ha effetti pure sulla postura. Tante persone passano ore con il collo piegato in basso a fissare il display, e questa posizione può portare al cosiddetto tech neck, una condizione fatta di tensione muscolare, rigidità cervicale e dolore a collo e spalle. Quando la testa si inclina in avanti di circa 45 gradi, il carico sulla colonna cervicale cresce in modo netto, e col tempo possono arrivare fastidi cronici che si estendono anche alla parte alta della schiena. Per questo gli esperti suggeriscono di tenere il telefono più vicino all’altezza degli occhi, evitando di abbassare di continuo la testa.
Tra i consigli più gettonati degli optometristi c’è la regola del 20-20-20, semplice quanto efficace. Ogni 20 minuti passati davanti a uno schermo conviene fermarsi un attimo e spostare lo sguardo verso un oggetto lontano circa 6 metri per almeno 20 secondi. È un piccolo intervallo che permette ai muscoli oculari di rilassarsi dopo aver tenuto a lungo il fuoco su qualcosa di vicinissimo. In pratica si dà al sistema visivo la possibilità di resettarsi e di scaricare un po’ di tensione.
Gli specialisti precisano che questa regola non sostituisce le altre buone abitudini, ma le accompagna. Tra i suggerimenti utili: mantenere lo smartphone tra 33 e 50 centimetri dagli occhi, aumentare la dimensione del testo invece di avvicinare il dispositivo, tenere il display all’altezza dello sguardo quando si può, fare pause frequenti, usare supporti o stand durante le sessioni più lunghe, curare l’illuminazione della stanza e ricordarsi di sbattere le palpebre più spesso. Con le ore davanti agli schermi che continuano a salire, distanza di visualizzazione e postura sono diventate due voci sempre più centrali della salute digitale quotidiana.