Il rapporto tra smartphone e minori è uno dei temi più caldi nel panorama europeo. La questione ruota attorno a una domanda che molti genitori si pongono da tempo: è possibile limitare concretamente l’accesso ai social network per chi ha meno di 15 anni? La risposta potrebbe arrivare presto, almeno sul piano normativo, perché diversi governi stanno lavorando a soluzioni che coinvolgono anche le SIM e il loro utilizzo da parte dei più giovani.
La stretta delle istituzioni nei confronti delle piattaforme social si fa sempre più evidente. Sempre più esecutivi a livello europeo stanno valutando l’idea di bandire i social agli under 15, e tra i Paesi che si stanno muovendo con più decisione c’è la Grecia. Il governo greco ha messo sul tavolo una proposta piuttosto netta: vietare l’accesso ai social per chi non ha ancora compiuto quindici anni, con un orizzonte temporale fissato al 2027. Non solo: Atene sta spingendo perché questa misura non resti un caso isolato, ma diventi parte di una normativa a livello europeo, coinvolgendo quindi tutti gli Stati membri dell’Unione.
Anche l’Italia guarda nella stessa direzione
Il caso greco non è un episodio a sé stante. Anche l’Italia sta valutando misure simili per proteggere i minori dall’esposizione ai social network. Il dibattito nel nostro Paese è aperto da tempo, e l’ipotesi di intervenire attraverso strumenti tecnici, come SIM con funzionalità di blocco preimpostate, è una delle strade che le autorità stanno prendendo in considerazione. L’idea di fondo è semplice, almeno sulla carta: fare in modo che lo smartphone di un minore non possa accedere a determinate piattaforme social fino al compimento di una certa età.
Il tema degli smartphone e minori non è nuovo, ma negli ultimi mesi ha acquisito una rilevanza diversa. Le pressioni arrivano da più fronti: famiglie, associazioni per la tutela dell’infanzia e, ora, anche i governi nazionali che sembrano finalmente voler passare dalle parole ai fatti. La Grecia, con la propria proposta, ha in qualche modo accelerato la discussione a livello comunitario, ponendo una questione che riguarda tutti i Paesi europei.