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Shelly Presence Gen4: radar mmWave che rileva anche chi è fermo

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Shelly amplia la sua gamma dedicata alla casa connessa con Presence Gen4, un nuovo sensore di presenza basato sulla tecnologia radar mmWave. Il nome è volutamente essenziale, ma dietro c’è un approccio che negli ultimi tempi sta prendendo piede in modo deciso nel mondo della smart home. Il motivo è piuttosto semplice. A differenza dei classici rilevatori, questo tipo di dispositivo riesce a capire se in una stanza c’è qualcuno anche quando la persona resta ferma, magari seduta sul divano o alla scrivania.

Chi ha già provato a costruire qualche automazione domestica conosce bene il limite dei normali sensori di movimento. Funzionano solo quando qualcuno, appunto, si muove. Basta restare immobili per qualche minuto a leggere un libro o a guardare un film e il sistema conclude che l’ambiente è vuoto, con il risultato di luci che si spengono nel momento meno opportuno. Il radar a onde millimetriche è nato proprio per risolvere questo genere di inconveniente, ed è il cuore di Shelly Presence Gen4.

Come è fatto Shelly Presence Gen4

Sul piano dell’installazione il dispositivo lascia una certa libertà. Grazie al supporto integrato può essere appoggiato su una mensola o su un tavolo, senza bisogno di forare nulla. In alternativa è possibile fissarlo stabilmente a una parete, soluzione che probabilmente molti preferiranno per una sistemazione più definitiva e ordinata.

Il campo visivo orizzontale arriva fino a un massimo di 140°, un’ampiezza che consente di coprire buona parte di una stanza. Indicativamente il sensore è in grado di monitorare ambienti fino a circa 60 metri quadrati, una superficie che abbraccia senza troppi problemi soggiorni, camere da letto e uffici domestici. C’è però un aspetto pratico da considerare prima dell’acquisto. Presence Gen4 non funziona a batteria e richiede un collegamento a una presa di corrente tramite cavo USB C, quindi conviene valutare in anticipo dove posizionarlo per avere una fonte di alimentazione a portata di mano.

Come accade con praticamente tutti i prodotti dell’azienda, uno dei punti di forza principali è l’ampia compatibilità. Il nuovo rilevatore dialoga con Google Home, Apple Home, Amazon Alexa, Samsung SmartThings e Home Assistant. Sul fronte della connettività supporta WiFi, Bluetooth e Zigbee, oltre allo standard Matter, che punta a rendere più semplice la convivenza tra dispositivi di marchi diversi all’interno della stessa abitazione.

A cosa serve un sensore di presenza in casa

Lo scopo primario di un accessorio come questo è fare da trigger per le automazioni, cioè da punto di partenza per una serie di azioni che la casa esegue in autonomia. Si può trattare di scenari molto semplici oppure di routine più elaborate, a seconda delle esigenze e della pazienza di chi le configura.

L’esempio più immediato riguarda l’illuminazione. Il sensore può accendere le luci quando qualcuno entra in una stanza e spegnerle quando l’ambiente torna vuoto, senza che nessuno debba toccare un interruttore. E proprio qui la tecnologia radar fa la differenza, perché la luce resta accesa finché c’è effettivamente una persona, anche se immobile.

Fonte: TecnoAndroid

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