L’intelligenza artificiale non porterà a settimane lavorative più corte, almeno stando a quanto sostiene chi guida uno dei colossi del settore. Sam Altman, numero uno di OpenAI, ha messo le mani avanti con una previsione che stona parecchio con le promesse circolate negli ultimi anni. Il concetto è semplice e insieme spiazzante: la tecnologia non alleggerirà il carico, semmai lo aumenterà. Chi sperava in giornate più libere grazie ai nuovi strumenti digitali dovrà probabilmente ricredersi.
Cosa ha detto davvero Sam Altman
La posizione del CEO di OpenAI ruota attorno a un’idea che riguarda la natura umana più che la tecnologia in sé. Secondo Altman, alle persone piace restare occupate. È qui il punto centrale di tutto il ragionamento. L’automazione e i sistemi intelligenti potranno pure svolgere una parte crescente delle mansioni, ma questo non si tradurrà automaticamente in meno tempo passato a lavorare.
Per anni il racconto dominante nel mondo tech ha spinto una narrazione diversa. L’idea era che macchine sempre più capaci avrebbero liberato tempo prezioso, spostando gli esseri umani verso attività più creative o semplicemente verso il riposo. Le previsioni di Sam Altman vanno nella direzione opposta e suonano meno rosee di quanto molti si aspettassero da un protagonista di primo piano del comparto.
Perché il lavoro non diminuirà con l’IA
Il nocciolo della questione, per come lo espone il dirigente, sta in una tendenza comportamentale che riguarda tutti. Le persone tendono a riempire il tempo che hanno a disposizione. Se una attività viene automatizzata, spesso al suo posto ne compaiono altre. Ecco perché l’orario di lavoro non seguirebbe la curva discendente che in molti immaginavano.
La visione di Altman fotografa quindi uno scenario in cui l’IA ridefinisce il modo in cui si lavora senza però toccare la quantità complessiva di ore impiegate. Anzi, secondo il dirigente le persone potrebbero ritrovarsi ancora più impegnate rispetto a oggi. Un paradosso solo apparente: più strumenti diventano disponibili, più aumentano le cose che si possono e si vogliono fare.
Resta il fatto che a esporsi con questa lettura sia proprio chi sta contribuendo a costruire i sistemi destinati a cambiare il mondo del lavoro. La parola di Sam Altman pesa, considerato il ruolo di OpenAI nello sviluppo delle tecnologie che stanno ridisegnando interi settori. E il messaggio, letto tra le righe, ridimensiona parecchio le aspettative di chi immaginava un futuro fatto di settimane lavorative sempre più leggere. La promessa di un mondo in cui le macchine avrebbero fatto il grosso del lavoro lasciando agli esseri umani solo il meglio si scontra con questa previsione ben più concreta. Il futuro del lavoro, insomma, potrebbe assomigliare molto al presente per quanto riguarda l’impegno richiesto, cambiando invece nella sostanza delle mansioni quotidiane.


