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Salute percepita in Spagna ai minimi dal 1987: pesa il reddito

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Gli spagnoli vivono più a lungo che mai, eppure la loro salute percepita è scesa ai livelli del 1987. I progressi della medicina permettono oggi di affrontare malattie che un tempo erano quasi impossibili da curare, e questo dovrebbe tradursi in una migliore opinione del proprio stato di salute. Gli ultimi dati pubblicati dall’INE e dal Ministero della Salute spagnolo raccontano però un’altra storia. Solo il 68,3% della popolazione giudica la propria salute buona o molto buona, con un crollo di 5,8 punti rispetto al 2023.

Per trovare un valore simile bisogna risalire al 1987, il che significa toccare il punto più basso in quasi quarant’anni. Un dato del genere fa pensare che, oltre alla capacità di curare una malattia, ci siano diversi fattori capaci di peggiorare la percezione della salute nella vita di tutti i giorni.

Salute percepita in Spagna: un calo che non colpisce tutti allo stesso modo

Il peggioramento riguarda tutte le fasce d’età, ma non pesa su tutti nello stesso modo. I dati ufficiali mostrano che la flessione ha una forte componente di genere. Tra gli uomini la valutazione positiva è scesa di 4,4 punti e si è fermata al 73,6%. Tra le donne il calo è stato di 7,1 punti, fino ad arrivare al 63,1%.

Anche la geografia conta. Le comunità autonome dove la popolazione si sente meno in forma sono la Galizia con il 61,6%, le Canarie con il 63,8% e le Asturie con il 65,1%. Il divario più profondo emerge però guardando al portafoglio. Tra le donne della classe sociale più alta il 74,4% dichiara di stare bene, mentre tra quelle della classe più bassa la quota si ferma al 55,9%. Quasi venti punti di distanza che dicono molto su quanto il reddito incida sul benessere percepito.

Perché la salute autopercepita conta davvero

Qualcuno potrebbe obiettare che chiedere a una persona come si sente sia un indicatore troppo soggettivo e poco scientifico rispetto a un esame del sangue. In realtà uno studio del 1997 ha dimostrato che la salute autopercepita è un predittore indipendente di mortalità. Detto in altre parole, il modo in cui ciascuno valuta il proprio stato di salute riesce a prevedere le probabilità di morte meglio di molte cartelle cliniche.

La ricerca era arrivata a una conclusione piuttosto netta. Chi descrive la propria salute come “cattiva” ha praticamente il doppio del rischio di morire rispetto a chi la considera “eccellente”. Non si tratta quindi di una semplice impressione personale, ma di un segnale che merita attenzione.

Il peso del metodo di raccolta dei dati

C’è poi un dettaglio che invita a leggere i numeri con un po’ di cautela. La quota di persone che dichiarano di avere malattie croniche è passata dal 57,7% al 66,2%. Sembra piuttosto strano che la popolazione si sia ammalata così tanto e così in fretta nel giro di appena 24 mesi. Una possibile spiegazione sta nel modo in cui le informazioni sono state raccolte. Nel 2023 i questionari erano stati somministrati sia di persona sia online, mentre nell’ultima edizione il sistema ha puntato anche sull’intervista via internet.

Il punto è che le persone tendono a dichiarare una salute fisica e mentale migliore quando parlano faccia a faccia o al telefono con un altro essere umano, rispetto a quando compilano un modulo sul web. In sociologia questo fenomeno ha un nome preciso e si chiama desiderabilità sociale. Davanti a un interlocutore si tende a nascondere i propri acciacchi, mentre davanti a uno schermo freddo si diventa brutalmente sinceri.

Fonte: TecnoAndroid

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