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Starlink europeo: Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone alleati

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Quattro colossi delle telecomunicazioni del Vecchio Continente hanno deciso di fare fronte comune per costruire un’alternativa europea a Starlink nel campo della connettività diretta da satellite verso gli smartphone. Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone hanno firmato una lettera di intenti con tre obiettivi ben precisi. Il primo è portare il segnale nelle zone d’ombra dove le reti terrestri non riescono ad arrivare. Il secondo è rendere più solide le reti pubbliche. Il terzo è sostenere la nascita di una costellazione interamente europea.

Siamo ancora alle battute iniziali, ma l’impianto del progetto appare già piuttosto definito. I quattro operatori europei si occuperebbero dell’infrastruttura a terra, mentre la costellazione di satelliti vera e propria finirebbe nelle mani di un partner esterno che deve ancora essere scelto. Detto in parole semplici, chi investe in antenne e sistemi di coordinamento non coincide con chi manda i razzi in orbita. Una divisione dei compiti netta, che lascia però scoperta proprio la parte più complessa dell’operazione.

Come funziona il collegamento diretto tra satellite e telefono

Conviene chiarire di cosa si sta parlando. La tecnologia nota come direct to device, abbreviata in D2D, consente a un comune smartphone di agganciarsi direttamente a un satellite in orbita senza antenne dedicate né router intermedi. Nessun accessorio aggiuntivo, insomma. Basta il telefono che si ha già in tasca per ricevere il segnale anche dove le celle tradizionali non arrivano.

In questo ambito il riferimento più conosciuto resta Starlink, il servizio di SpaceX, che ha già annunciato piani molto ambiziosi con 15.000 nuovi satelliti destinati a portare la connessione direttamente sugli smartphone degli utenti. Un progetto di dimensioni enormi, con cui chiunque voglia entrare in questo mercato deve inevitabilmente misurarsi.

Del resto il tentativo europeo non è il primo del genere. Negli Stati Uniti i tre principali operatori, tra cui AT&T e Verizon, hanno già annunciato una collaborazione simile per mettere in comune lo spettro radio nelle aree rurali e nelle zone prive di copertura. L’idea di base è la stessa, cioè unire le forze per non lasciare campo libero alla società di Elon Musk nel collegamento satellitare verso i telefoni.

Frequenze contese e un partner che ancora manca

L’Europa però deve fare i conti con un ostacolo in più. A maggio la Commissione UE aveva valutato l’ipotesi di riservare alcune frequenze della banda 2 GHz alle aziende locali per l’offerta di servizi satellitari. Una mossa che a SpaceX non è piaciuta affatto, tanto che la società ha protestato sostenendo che una scelta del genere finirebbe per penalizzare la copertura in Ucraina. La questione delle frequenze, quindi, si intreccia con quella della concorrenza e rende il quadro ancora più delicato.

Il nodo principale tuttavia resta aperto ed è legato a chi fornirà materialmente i satelliti. Senza una costellazione propria o un partner affidabile, l’iniziativa degli operatori telefonici rischia di rimanere sulla carta. L’Europa non dispone ancora di un sistema paragonabile a Starlink e realizzarne uno partendo da zero richiede tempi lunghi e investimenti enormi. Ed è proprio questo il punto che separa le buone intenzioni da un piano concreto.

Anche in Italia la partita tra le diverse tecnologie è aperta da tempo, con il confronto tra FWA e Starlink che coinvolge chi vive in aree poco servite dalla rete fissa. Per ora la lettera firmata da Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone stabilisce la suddivisione dei ruoli tra infrastruttura a terra e costellazione in orbita, mentre il nome del partner che dovrà occuparsi dei satelliti non è ancora stato individuato.

Fonte: TecnoAndroid

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