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Il debutto di RFA One, quello che dovrebbe diventare il primo razzo orbitale britannico, dovrà aspettare ancora un po’. Il lancio previsto in Scozia è stato rinviato dopo che i tecnici hanno individuato un problema durante le ultime prove sulla rampa. Nulla di catastrofico, per carità, ma abbastanza da far slittare una data che in molti attendevano con parecchie aspettative.
Chi ha seguito i primi passi di aziende come SpaceX lo sa bene. Portare un razzo fino al lancio è una faccenda complicata, fatta di tentativi, verifiche continue e qualche battuta d’arresto. E quando sul piatto c’è qualcosa di più grande di un semplice test, ossia l’idea di dare all’Europa una maggiore autonomia nello spazio, anche un rinvio finisce per pesare più del previsto.
Perché questo lancio conta
Dietro RFA One c’è una startup tedesca, ma il discorso va ben oltre i confini di una singola azienda. Questo vettore potrebbe aprire la strada a nuove possibilità per l’intero continente. L’obiettivo è chiaro e ambizioso allo stesso tempo, ovvero riuscire a mandare satelliti in orbita contando sulle proprie forze, senza dover per forza appoggiarsi a razzi e basi di lancio che si trovano dall’altra parte del mondo.
Il tema dell’indipendenza spaziale europea non è una questione di orgoglio e basta. Negli ultimi anni la richiesta di lanci è schizzata verso l’alto, spinta da due fronti che viaggiano in parallelo. Da un lato c’è il mercato commerciale, sempre più affamato di satelliti da mettere in orbita. Dall’altro ci sono le esigenze legate alla difesa e alla sicurezza, che hanno un peso specifico non da poco.
Ridurre la dipendenza dai colossi stranieri
In uno scenario del genere, poter contare su un vettore come RFA One significherebbe abbassare in modo concreto la dipendenza da realtà come SpaceX. Non che l’azienda di Elon Musk sia il nemico da battere, sia chiaro, ma affidarsi quasi sempre a fornitori esterni per raggiungere l’orbita crea una situazione delicata, soprattutto quando si parla di applicazioni sensibili.
La base scozzese scelta per il debutto rappresenta un tassello importante di questo puzzle. Avere una rampa di lancio sul suolo europeo, gestita internamente, cambia parecchio le carte in tavola rispetto a doversi spostare verso strutture straniere ogni volta che serve mettere un satellite lassù.
Il rinvio, quindi, resta una notizia da leggere con la giusta prospettiva. Un contrattempo tecnico durante le prove è tutto sommato fisiologico in un settore dove il margine di errore è ridotto al minimo. Meglio fermarsi e sistemare le cose adesso, piuttosto che rischiare durante il volo vero e proprio. Il primo razzo orbitale britannico proverà a spiccare il volo appena i tecnici avranno risolto il problema individuato sulla rampa.









