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La fusione nucleare promette di produrre energia replicando quello che succede nel cuore delle stelle. Il principio si spiega in poche parole, eppure alla prova dei fatti continua a rivelarsi tutt’altro che semplice da tradurre in una centrale elettrica vera e funzionante. Il Regno Unito prova a fare un passo avanti con il reattore STEP, il cui nuovo progetto è stato appena svelato e punta a sciogliere alcuni dei nodi più spinosi di questa tecnologia.
Gli ultimi anni hanno mostrato con una certa chiarezza quante siano le questioni ancora aperte. Uno degli ostacoli principali riguarda il confinamento del plasma, un gas caldissimo che va tenuto sotto controllo abbastanza a lungo da ricavarne energia davvero utilizzabile. E non basta. Serve anche costruire un impianto che stia in piedi dal punto di vista economico, perché una soluzione brillante sulla carta ma troppo onerosa da realizzare difficilmente arriverebbe mai ad alimentare case e industrie. Due problemi diversi, quindi, che però vanno affrontati insieme se si vuole passare dagli esperimenti a una produzione concreta.
SPP3, la terza versione del prototipo britannico
È proprio su questi due fronti che si concentra STEP Fusion, il programma britannico che durante il Symposium on Fusion Technology 2026 ha presentato SPP3. Si tratta della terza evoluzione del prototipo di centrale a fusione, un nuovo tassello in un percorso che procede per gradi e che ha già visto due versioni precedenti. La sigla dice poco a chi non segue il settore da vicino, ma dietro c’è il tentativo concreto di avvicinare la teoria alla pratica, lavorando sia sulla parte scientifica sia sulla sostenibilità economica dell’intera struttura.
Il cuore dell’impianto sarà un tokamak, una macchina che sfrutta campi magnetici molto potenti per tenere confinato il plasma. Quest’ultimo, per capirci, è un gas portato a temperature estreme, ed è al suo interno che possono avvenire le reazioni di fusione. I magneti svolgono in un certo senso il ruolo di una gabbia invisibile, chiamata a trattenere una materia così calda da rendere indispensabile un sistema di contenimento di questo tipo. Riuscire a mantenerla stabile per il tempo necessario è esattamente la sfida su cui si gioca la riuscita del progetto.
Una forma sferica e un funzionamento continuo
La vera particolarità del reattore STEP sta nella geometria. I tokamak tradizionali hanno la classica forma a ciambella, mentre quello progettato oltremanica adotta una struttura più compatta e sferica. L’immagine usata per descriverla è piuttosto efficace e rende bene l’idea anche a chi non ha familiarità con questi macchinari, dato che ricorda una mela a cui è stato tolto il torsolo. Una scelta che si distingue in modo netto dall’impostazione più diffusa tra gli impianti di questo genere.
C’è poi un altro obiettivo, condiviso con diversi progetti simili sparsi per il mondo. L’intenzione è arrivare a un funzionamento continuo, evitando quei cicli intermittenti che complicherebbero non poco la gestione della rete elettrica. Una centrale che lavora a intervalli renderebbe infatti molto più difficile garantire un flusso di energia stabile e costante, ed è per questo che con SPP3 il programma britannico punta su un’operatività senza interruzioni, capace di alimentare la rete in modo regolare.
Fonte: TecnoAndroid


