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Intelligenza artificiale, gli Stati sfidano Trump sulle regole

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La partita sul controllo dell’IA negli Usa si sta spostando lontano da Washington. Davanti al silenzio del Congresso sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, sono le procure e i legislatori dei singoli Stati a muoversi per primi e a riempire uno spazio rimasto vuoto. La Casa Bianca guidata da Donald Trump prova però a frenare questa spinta dal basso, puntando a limitare le norme locali. Nel frattempo i grandi laboratori che sviluppano i modelli più avanzati hanno messo sul tavolo una proposta di rallentamento volontario. Il problema è che anche questa strada non è affatto sgombra, perché espone le aziende a rischi di responsabilità civile, a possibili contestazioni antitrust e a pressioni politiche di vario genere. Il risultato è un quadro piuttosto frammentato, dove nessuno sembra avere davvero in mano le redini. Da una parte c’è un livello federale che non legifera, dall’altra ci sono amministrazioni statali che invece vogliono dire la loro. In mezzo si trovano le imprese tecnologiche, che cercano un equilibrio tra innovazione e prudenza senza però poter contare su regole chiare e condivise.

Il vuoto federale e la mossa degli Stati

Quando il Congresso non interviene su un tema così delicato, lo spazio non resta vuoto a lungo. È quello che sta succedendo con l’intelligenza artificiale. Le procure statali e i parlamenti locali hanno iniziato a occuparsi direttamente della materia, assumendosi un ruolo che in teoria spetterebbe al legislatore nazionale. Si tratta di una dinamica non nuova nella storia americana, dove spesso sono stati proprio gli Stati a sperimentare per primi soluzioni che poi, in alcuni casi, sono arrivate a livello federale.

Questa volta però la reazione di Washington va in un’altra direzione. L’amministrazione Trump non si limita a osservare, ma tenta attivamente di contenere le iniziative locali. Il nodo è tutto qui. Da un lato c’è chi ritiene che un mosaico di regole diverse da Stato a Stato possa complicare la vita alle aziende e rallentare lo sviluppo del settore. Dall’altro c’è chi vede nelle norme locali l’unico argine possibile in assenza di una legge nazionale sulla sicurezza dell’IA. Lo scontro tra Casa Bianca e Stati, quindi, riguarda prima di tutto una questione di competenze, cioè chi abbia davvero titolo per stabilire i paletti a una tecnologia che corre sempre più veloce.

Il rallentamento volontario dei laboratori

Accanto al confronto istituzionale si muovono anche i protagonisti del settore. I laboratori di intelligenza artificiale hanno proposto di rallentare volontariamente lo sviluppo, una sorta di autoregolazione pensata per gestire i rischi senza attendere l’intervento della politica. Sulla carta può sembrare una soluzione ragionevole, ma nella pratica presenta più di un’insidia.

Il primo ostacolo riguarda la responsabilità civile. Un impegno preso pubblicamente, se poi non viene rispettato o si rivela insufficiente, può trasformarsi in un terreno di contenzioso. Il secondo fronte è quello dell’antitrust. Quando più aziende concorrenti si accordano per frenare insieme lo sviluppo dei propri prodotti, il rischio è che l’intesa venga letta come un coordinamento capace di alterare la concorrenza sul mercato. Infine ci sono le pressioni politiche, che arrivano da più direzioni e rendono ancora più complicato per i laboratori muoversi in modo autonomo.

Il rallentamento volontario, insomma, non mette al riparo le aziende da conseguenze legali e politiche. Anzi, finisce per esporle su più fronti contemporaneamente, proprio mentre il controllo dell’IA negli Usa resta conteso tra procure e legislatori statali, un Congresso fermo e una Casa Bianca decisa a limitare le regole locali.

Fonte: TecnoAndroid

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