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Potrebbe essere che le DDR5 siano l’ultima memoria che gli utenti installeranno con le proprie mani, e non è un allarmismo da forum di appassionati. I prezzi della RAM hanno raggiunto livelli fuori scala per via di una domanda globale senza precedenti, con tempi di rientro ai valori pre 2026 che nessuno si sente di garantire, e nel frattempo sta cambiando anche il modo in cui la memoria viene montata nei computer. SSD e schede video hanno subito rincari pesanti, ma il problema più profondo riguarda la scomparsa progressiva della memoria modulare, quella che si può togliere, sostituire, aggiungere.
La RAM saldata nei portatili è una realtà da anni, tanto che ormai occupa quasi tutto il segmento premium. Adesso il fenomeno si allarga ai desktop, partendo dai mini PC e dai case compatti. Le nuove specifiche pensate per l’aggiornabilità, come CAMM2, esistono e stanno arrivando, ma chi le considera un rimpiazzo uno a uno dei classici DIMM rischia di prendersi una delusione.
Come la RAM saldata ha conquistato i portatili
Non è un’invenzione recente. Apple la rese popolare all’inizio degli anni Dieci con MacBook Air e MacBook Pro, e gli altri produttori si accodarono in fretta. Le ragioni del passaggio dai moduli SO-DIMM alla saldatura sono sempre le stesse tre: spazio guadagnato, prestazioni migliori, consumi più bassi. Su un ultrabook o su un thin and light contano moltissimo. E poi c’è la quarta ragione, meno nobile ma altrettanto concreta, cioè il margine extra che i produttori incassano vendendo configurazioni con più memoria a listino.
Oggi, fatta eccezione per i modelli gaming, le workstation e una parte della fascia bassa e media, la maggior parte dei portatili di qualità arriva con memoria non sostituibile. Quello che si sceglie al momento dell’acquisto resta lì per tutta la vita della macchina. Chi era abituato a aggiungere o cambiare i moduli LPDDR5 dovrà probabilmente rinunciarci. Il motivo tecnico è semplice: i limiti fisici degli SO-DIMM li rendono inadatti alle esigenze delle future DDR6, quindi questa è l’ultima generazione con memoria davvero aggiornabile nel senso classico del termine.
LPCAMM2, l’alternativa che non risolve tutto
Il sostituto esiste e ha un nome: LPCAMM2, insieme alla variante CAMM2. Sono moduli progettati per reggere le richieste di segnale delle velocità DDR6, con il vantaggio di essere il 64% più piccoli e il 58% più efficienti dal punto di vista energetico rispetto agli SO-DIMM. Non vengono saldati alla scheda madre ma fissati con viti, quindi restano sostituibili dall’utente. Diversi portatili li usano già con memoria DDR5. Lenovo ThinkPad P1 Gen 7 li ha adottati due anni fa, poi sono arrivati Dell Pro Max 16 Plus e il più recente ThinkPad P1 Gen 8. Sulla carta CAMM2 unisce le prestazioni della RAM saldata alla flessibilità dei moduli tradizionali, nella pratica il discorso è meno lineare. I design attuali prevedono un solo modulo LPCAMM2 per macchina, quindi non è possibile aggiungerne un secondo per aumentare la capacità: bisogna sostituire quello che c’è. Meglio della saldatura, senza dubbio, ma lontano dalla comodità degli SO-DIMM. Ed è anche per questo che l’adozione potrebbe rivelarsi più lenta di quanto l’industria si aspetti, con un periodo di convivenza tra memoria saldata, SO-DIMM e LPCAMM2.
Anche i desktop stanno cambiando strada
La parte che preoccupa di più riguarda i computer fissi. Mini PC e all in one hanno già abbracciato la memoria saldata, perché lì la compattezza detta legge. Le APU e le macchine orientate all’intelligenza artificiale richiedono connessioni alla RAM estremamente rapide, e questo si ottiene solo con memoria LPDDR saldata direttamente. Framework Desktop ha seguito la stessa logica per eliminare i collI di bottiglia nei carichi grafici e di calcolo.
CAMM2 arriverà anche sui desktop insieme alle DDR6, ma la marcia parallela verso la saldatura è evidente. Il mercato DIY continuerà per qualche anno con i DIMM attuali e i futuri moduli CAMM2, poi il quadro potrebbe cambiare. Prestazioni più alte, segnale più stabile e ricavi maggiori per i produttori sono argomenti che pesano. L’arrivo delle DDR6 sarà rallentato dalle condizioni di mercato, ma la direzione presa dall’industria è leggibile senza troppa fatica.








