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Rai Scuola chiude: al suo posto un canale sull’identità italiana

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La chiusura di Rai Scuola segna la fine di uno dei canali più particolari del servizio pubblico, quello che aveva scelto di parlare di didattica, ricerca e divulgazione in una fascia di ascolto tradizionalmente considerata marginale. Al suo posto arriverà un canale dedicato all’identità italiana, con un palinsesto costruito attorno a borghi, sapori, tradizioni ed eccellenze del Paese. Un cambio di rotta netto, perché sposta l’asse dalla conoscenza scientifica al racconto del territorio.

Chi seguiva quel numero nel telecomando sa bene di cosa si parla. Lezioni, approfondimenti, documentari, materiali d’archivio: una programmazione poco spettacolare ma con una funzione precisa, riconoscibile. Non un canale da grandi numeri, questo va detto, però capace di offrire qualcosa che altrove non si trovava. La scienza perde spazio, e lo perde a favore di un genere televisivo che negli ultimi anni ha invece guadagnato terreno un po’ ovunque nella televisione italiana.

Cosa cambia con il canale identitario

Il nuovo progetto viene descritto come un canale identitario, formula che indica un’offerta centrata sull’Italia raccontata attraverso i suoi luoghi e le sue produzioni. I borghi, prima di tutto, che da tempo sono diventati un ingrediente fisso della programmazione televisiva generalista. Poi la cucina, i prodotti tipici, l’artigianato, tutto quello che ricade sotto l’etichetta delle eccellenze nazionali. Un racconto che funziona, che porta pubblico, che si presta bene al formato documentaristico leggero e replicabile.

La differenza rispetto a Rai Scuola sta nel tipo di missione. Un canale dedicato alla divulgazione scientifica e alla formazione risponde a un’esigenza culturale specifica, difficile da coprire con altri format. Il racconto del territorio, invece, trova già ampio spazio nelle reti principali, dai programmi del mattino ai contenitori del pomeriggio, fino ai documentari serali. La sovrapposizione, insomma, è concreta, e la scomparsa di uno spazio interamente dedicato alla ricerca lascia un vuoto che non si riempie facilmente.

Un riassetto che pesa sull’offerta culturale

Le riorganizzazioni dei canali tematici non sono una novità per il servizio pubblico, che periodicamente ridisegna il proprio bouquet digitale in base a strategie editoriali e priorità di palinsesto. Quello che colpisce, stavolta, è la direzione scelta. Da un lato un canale che parlava di studio e conoscenza, dall’altro un progetto costruito sull’identità nazionale e sulla valorizzazione del Made in Italy inteso in senso ampio, dal paesaggio alla tavola.

Per gli insegnanti e per chi usava quei contenuti come supporto didattico il cambiamento non è indolore. Rai Scuola aveva accumulato un patrimonio di materiali che, nel corso degli anni, era diventato un riferimento per lezioni, ripassi, approfondimenti. La transizione verso il nuovo canale ridisegna quindi non solo una linea editoriale, ma anche l’accessibilità di un certo tipo di contenuti televisivi, quelli che difficilmente reggono il confronto con gli indici di ascolto ma che rispondono a una funzione pubblica.

Resta il tema di fondo, quello che accompagna ogni discussione sui canali tematici della televisione pubblica. Il servizio pubblico deve inseguire il pubblico o offrire ciò che il mercato non produce spontaneamente. Con la chiusura di Rai Scuola e l’arrivo del canale dedicato all’identità italiana la risposta sembra orientata verso la prima ipotesi, con un’offerta più immediata, più riconoscibile, più vicina ai gusti consolidati degli spettatori. Il palinsesto del nuovo canale racconterà dunque un’Italia fatta di paesi, mestieri, ricette e prodotti. Uno spazio in meno per la ricerca, uno in più per il patrimonio culturale e gastronomico del Paese.

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