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QI in calo: lo studio della Northwestern ribalta un secolo di crescita

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Per quasi un secolo il QI è cresciuto senza sosta, generazione dopo generazione, come se ogni figlio dovesse per forza superare il padre sul terreno dei test di intelligenza. Un progresso talmente regolare da sembrare quasi una legge di natura. Solo che adesso qualcosa si è rotto. La curva che puntava verso l’alto ha cominciato a piegarsi nella direzione opposta, e a mettere nero su bianco questo cambiamento è stata la ricercatrice Elizabeth Dworak della Northwestern University.

Il dato non arriva da un campione risicato o da qualche esperimento di nicchia. Parliamo di centinaia di migliaia di persone analizzate, un bacino enorme che dà peso alle conclusioni. E le conclusioni, va detto, non sono esattamente rassicuranti. Per decenni gli studiosi avevano dato per acquisito che le nuove generazioni fossero mediamente più preparate ad affrontare i test standardizzati. Adesso i numeri raccontano una storia diversa, che riguarda gli Stati Uniti ma che sembra allargarsi ben oltre i confini americani.

Cosa dice davvero lo studio della Northwestern

Il lavoro firmato dalla Northwestern University fotografa un fenomeno che per molto tempo era stato considerato impensabile. L’idea che l’intelligenza misurata dai test potesse addirittura arretrare andava contro tutto quello che si era osservato lungo il Novecento. Eppure i dati raccolti su una platea così vasta parlano chiaro e obbligano a fare i conti con una tendenza che si muove nella direzione sbagliata.

C’è da capirsi su un punto, però. I test di intelligenza non fotografano tutto quello che passa per la testa di una persona. Misurano alcune capacità specifiche, quelle che gli strumenti standardizzati sono in grado di rilevare, e su queste il campanello d’allarme suona forte. Il declino emerso dalla ricerca riguarda proprio quelle abilità che per un secolo intero erano cresciute in modo costante, quasi automatico.

La cosa che colpisce è la portata del fenomeno. Non si tratta di un caso isolato legato a una singola area geografica o a un particolare gruppo sociale. Il trend sembra estendersi ben al di là degli USA, e questo è forse l’aspetto che rende il quadro più delicato. Quando un cambiamento del genere si manifesta su scala così ampia, diventa difficile liquidarlo come una semplice oscillazione statistica destinata a rientrare da sola.

Un’inversione di rotta che spiazza gli esperti

Per generazioni la scienza aveva registrato un miglioramento continuo nei punteggi, tanto che il fenomeno era diventato quasi un dato di fatto. Nessuno si aspettava che quella corsa verso l’alto potesse fermarsi, figuriamoci invertirsi. E invece il quadro tracciato dalla ricerca americana costringe a rivedere le certezze accumulate nel tempo. I punteggi dei test, quelli che avevano fatto da termometro dell’intelligenza collettiva per decenni, ora indicano una frenata netta. Un’inversione che tocca le stesse abilità cognitive rimaste in crescita per tutto il secolo scorso. Il campione enorme su cui si basa lo studio della ricercatrice Dworak rende questi risultati particolarmente solidi, e proprio per questo difficili da ignorare.

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