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Ci sono insetti stecco che non praticano il sesso da oltre un milione di anni, e questo li rende i detentori del record assoluto di astinenza nel mondo degli insetti. Non si tratta di una fase passeggera o di una stranezza osservata in laboratorio per qualche generazione, ma di una linea evolutiva che ha smesso di accoppiarsi in un passato talmente remoto da rendere difficile perfino immaginarlo. Un primato che, letto con occhi umani, fa sorridere. Guardato con occhi da biologo, invece, apre una serie di domande piuttosto serie.
La riproduzione sessuata, nel grande racconto dell’evoluzione, è considerata una specie di assicurazione sulla vita. Mescolare il patrimonio genetico di due individui significa rimescolare le carte a ogni generazione, produrre combinazioni nuove, aumentare le probabilità che qualcuno nella discendenza sia in grado di resistere a un parassita inedito o a un cambiamento ambientale improvviso. Rinunciarci, in teoria, equivale a giocare sempre con la stessa mano. Eppure questi insetti stecco ci hanno rinunciato e sono ancora qui.
Un milione di anni di sole femmine
Il meccanismo che permette una simile impresa si chiama partenogenesi, cioè la capacità delle femmine di generare figlie senza alcun contributo maschile. Le uova si sviluppano da sole, le nuove nate sono sostanzialmente copie della madre, e il ciclo ricomincia. Nessun corteggiamento, nessun accoppiamento, nessun maschio in giro. Una strategia che in natura non è rarissima, ma che di solito viene considerata un vicolo cieco a breve termine, una scorciatoia utile per colonizzare rapidamente un ambiente e poi destinata a spegnersi.
Il punto è proprio questo. Le linee asessuate, secondo il modello classico, dovrebbero accumulare mutazioni dannose generazione dopo generazione, senza la possibilità di “ripulirle” attraverso il rimescolamento genetico. Prima o poi il conto arriva e la popolazione si estingue. Un orizzonte temporale superiore al milione di anni mette parecchia pressione a questa idea, perché racconta di un gruppo che ha attraversato ere geologiche, oscillazioni climatiche e trasformazioni del paesaggio senza mai avere bisogno di un partner.
Perché questo record interessa la scienza
Casi del genere vengono chiamati dagli specialisti scandali evolutivi, un’espressione usata per quelle forme di vita che sopravvivono benissimo pur violando le aspettative teoriche. Studiarle serve a capire dove il modello funziona e dove invece va corretto. Se un lignaggio riesce a mantenersi vitale così a lungo senza sesso, significa che esistono meccanismi di compensazione ancora poco compresi, oppure che il costo della riproduzione asessuata è stato sopravvalutato.
Gli insetti stecco sono candidati perfetti per questo tipo di indagine. Sono animali che hanno fatto della discrezione un’arte, mimetizzati fino a diventare indistinguibili da un rametto secco, lenti, poco appariscenti, spesso attivi di notte. Proprio la loro biologia particolare li ha resi da tempo un modello interessante per chi studia genetica delle popolazioni e strategie riproduttive alternative.
C’è poi un aspetto che riguarda il tempo profondo. Datare l’inizio di una fase asessuata non è banale, perché richiede di ricostruire la storia genetica di una specie e di stimare quando le sue linee si sono separate. Arrivare a una cifra superiore al milione di anni significa avere in mano un archivio biologico di enorme valore, una fotografia di cosa succede a un genoma lasciato a se stesso per un tempo lunghissimo.
Il risultato, per ora, è che questi insetti detengono il primato di astinenza più lungo mai documentato tra gli insetti. Nessun maschio all’orizzonte, nessuna emergenza demografica, nessun segnale di cedimento.








