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Prince of Persia: The Sands of Time torna su PC grazie a GOG

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Chi aspettava il remake ha dovuto farsene una ragione, ma Prince of Persia: The Sands of Time è tornato comunque, e lo ha fatto per una strada che nessuno aveva messo in conto. A rimettere in circolo il classico dell’era PS2 è stata GOG, che ha pubblicato una versione migliorata dell’originale, quella vera, quella del 2003, sistemata per girare senza intoppi sui computer di oggi. Il tutto arriva a distanza di mesi dalla cancellazione del progetto Ubisoft, chiuso a gennaio dopo un percorso che definire tormentato è quasi generoso.

Vale la pena ricordare come si è arrivati fin qui, perché la storia del remake è una delle vicende più strane degli ultimi anni nel settore. Annuncio nel 2020, uscita fissata per gennaio 2021, sviluppo affidato a Ubisoft Mumbai e Ubisoft Pune. Poi i rinvii, uno dietro l’altro, fino al riavvio completo dello sviluppo nel 2023 con il passaggio del testimone a Ubisoft Montreal. Ancora lo scorso anno l’azienda parlava di un’uscita imminente, con tanto di voci su un possibile lancio a sorpresa senza preavviso. Non è mai successo. Il progetto è finito nel tritacarne del “major reset” annunciato a gennaio, e lì si è fermato tutto.

GOG raccoglie i pezzi e ci mette del suo

Nel momento esatto in cui la notizia della cancellazione ha fatto il giro, GOG si è fatta avanti dicendo che avrebbe portato la versione originale del gioco nel suo GOG Preservation Program il prima possibile. Il messaggio pubblicato allora era piuttosto diretto: l’obiettivo non era solo far funzionare Sands of Time senza crash, ma consegnare ai giocatori la migliore versione mai provata. Parole grosse, di quelle che di solito invecchiano male. Sette mesi dopo, però, il risultato è arrivato davvero. Il canale YouTube GOG Classics Vault ha pubblicato un video che conferma la disponibilità immediata del gioco e passa in rassegna tutto quello che è stato messo mano. Adim, che nel video spiega il lavoro svolto, non usa giri di parole: il remake di Ubisoft è stato ufficialmente cancellato, quindi la faccenda se la sono presa in carico loro. E aggiunge che si tratta di un capolavoro di game design, e che merita di essere giocato come era stato pensato in origine.

Cosa cambia davvero in questa versione

Le migliorie non sono cosmetiche. Il primo problema affrontato riguarda le incompatibilità con l’hardware moderno, il classico scoglio dei titoli di vent’anni fa che si rifiutano di partire o crashano appena si tocca qualcosa. Poi c’è il supporto al widescreen e all’ultrawide, quindi risoluzioni e proporzioni attuali senza bande nere o immagini stirate. Aggiunta anche la possibilità di limitare gli FPS, dettaglio tutt’altro che secondario visto che parecchi giochi di quel periodo impazziscono letteralmente quando il frame rate schizza troppo in alto.

Chiude il pacchetto un’impostazione che regola automaticamente il FOV, il campo visivo, adattandolo alle proporzioni dello schermo in uso. Roba tecnica, sì, ma con un effetto pratico immediato: il gioco si comporta come dovrebbe, senza che nessuno debba andare a smanettare tra file di configurazione o patch trovate chissà dove.

È un’operazione che ribalta la logica abituale. Di solito è il publisher a rimettere in ordine i propri classici, magari confezionando una riedizione da vendere a prezzo pieno. Qui invece il classico originale torna disponibile e sistemato mentre il progetto milionario destinato a sostituirlo non vedrà mai la luce. Il Prince of Persia del 2003, con le sue acrobazie sui muri e il riavvolgimento del tempo, resta uno dei riferimenti del genere, e adesso è di nuovo alla portata di chiunque abbia un PC recente.

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