Ridurre la popolazione mondiale come chiave per arrivare alla sostenibilità: è questa la tesi al centro di uno studio che ha già acceso discussioni parecchio accese, tra chi si preoccupa e chi si indigna apertamente. La ricerca sostiene che, per rendere il pianeta davvero sostenibile nel lungo periodo, servirebbe portare il numero di abitanti della Terra a circa 4 miliardi entro il 2200. Detto così suona inquietante, lo sappiamo, ma il senso è diverso da quello che l’istinto suggerisce.
Nessuno degli studiosi coinvolti propone politiche autoritarie o misure drastiche per “eliminare” milioni di persone considerate in eccesso. Il punto è un altro e va spiegato con calma. Il testo parla di crescita demografica da rallentare e invertire in modo graduale, non di tagli forzati alla popolazione esistente. Una differenza enorme, che cambia completamente il significato della proposta.
Cosa dice davvero lo studio sulla sostenibilità
“Rallentare e invertire gradualmente la crescita demografica fino a circa 4 miliardi o meno entro il 2200, moderando al contempo l’impatto pro capite, rappresenta la strada verso la sostenibilità”, hanno spiegato i ricercatori. Tra i vantaggi che elencano ci sono il recupero degli habitat naturali, la conservazione delle specie selvatiche, la riduzione delle emissioni di gas serra e di altri inquinanti, oltre alla diminuzione dei conflitti per le risorse e a un calo della povertà a livello globale.
L’idea centrale ruota attorno all’espansione dei diritti e delle opportunità, soprattutto per le donne. È un approccio che sta agli antipodi rispetto al “bloccare” o “ridurre drasticamente” la popolazione. Gli studiosi parlano più che altro di una crescita personale della mentalità, di un cambiamento culturale che porta naturalmente a famiglie più piccole senza alcuna imposizione dall’alto.
Ridurre la popolazione: la soluzione per la sostenibilità
Secondo questo lavoro, ridurre la popolazione sarebbe la scelta obbligata per garantire un futuro sostenibile. “Sappiamo che, a lungo termine, la crescita demografica in sé è insostenibile”, hanno sottolineato. Il problema è che stabilire quali siano gli impatti pro capite davvero sostenibili resta complicato. Tutto dipende da quattro fattori messi in fila dai ricercatori.
Il primo riguarda la metrica utilizzata, la regione presa in esame e la sua densità abitativa. Il secondo è la realtà biofisica del territorio. Il terzo è l’orizzonte temporale scelto per definire il periodo di sostenibilità, che non può essere infinito. Il quarto, forse il più delicato, tocca la quantità di effetti negativi considerati “tollerabili” e soprattutto per chi.
Gestire in modo intelligente la crescita demografica, riducendola gradualmente, è quindi la via indicata per raggiungere la sostenibilità. “Ciò alleggerirà la pressione sulle risorse naturali, diminuirà la povertà nelle regioni ad alto tasso di natalità grazie a famiglie più piccole, ridurrà l’inquinamento, i conflitti per le risorse e l’immigrazione e migliorerà la qualità della vita nelle aree densamente popolate”, hanno concluso gli studiosi.


