I denti di Pompei sono uno di quei dettagli che, quando emergono dalla cenere, lasciano un po’ spiazzati. Perché sì, alcuni corpi delle vittime della celebre catastrofe conservano ancora la dentatura, in certi casi perfino gli indumenti addosso. Sembra assurdo pensare a resti che sopravvivono a un evento del genere, eppure c’è una spiegazione precisa dietro a tutto questo. E per arrivarci serve fare un salto indietro nel tempo, fino alle origini della scoperta.
Tutto parte da Giuseppe Fiorelli, archeologo italiano che nel 1863 ebbe un’intuizione tanto semplice quanto geniale. Riempì di gesso le cavità lasciate dai corpi delle vittime, ottenendo così i celebri calchi che ancora oggi raccontano gli ultimi istanti di chi visse quella tragedia. Buona parte dei cadaveri era ormai in stato di decomposizione, questo è chiaro, ma frammenti minerali come ossa e denti erano rimasti al loro posto. Alcuni calchi mostrano addirittura una fila di denti apparentemente perfetta. Altri conservano ancora tracce dei vestiti.
Perché alcune vittime non morirono a causa dell’eruzione
Qui arriva il punto più interessante. C’è una convinzione diffusa, quasi un luogo comune, secondo cui tutti gli abitanti di Pompei persero la vita nel momento esatto dell’eruzione del Vesuvio. Le cose però andarono diversamente. Molte persone morirono, questo purtroppo è innegabile, ma ci furono anche dei sopravvissuti. E soprattutto, non tutte le vittime persero la vita per colpa diretta della lava o del fuoco. Le cause furono diverse, e questo cambia parecchio il quadro che ci si immagina.
Un’eruzione lavica brucia letteralmente qualsiasi cosa incontri sul suo cammino. Se così fosse stato per tutti, difficilmente avremmo denti e stoffe ancora integri. Un’indagine condotta nel 2023 ha invece indicato l’asfissia come la causa di morte più probabile per gran parte dei cittadini. A sostegno di questa ipotesi c’è il ritrovamento di alcuni defunti che si coprivano il volto con dei panni e morivano in posizione prona, quasi nel tentativo disperato di proteggersi dai gas e dalle ceneri.
Quando l’archeologia ha una sua archeologia
C’è poi un aspetto curioso che riguarda il modo stesso in cui si studia questo sito. A Pompei si scava da centinaia di anni, e questo lascia tracce. L’archeologia di Pompei ha praticamente una sua archeologia interna, una stratificazione di lavoro umano accumulata nel tempo. Durante gli scavi capita spesso di imbattersi in resti fisici delle campagne dell’Ottocento. Pipe di terracotta che quegli uomini fumavano durante le pause, gli strumenti che usavano ogni giorno, oggetti dimenticati sul posto.


