Le ombre su Polymarket non sono certo una novità, ma quello che è emerso di recente aggiunge un tassello piuttosto inquietante al quadro. Una piattaforma che, a quanto pare, avrebbe pagato alcuni creator per recitare la parte dei vincitori. Scommesse mai piazzate davvero, vincite gonfiate, il tutto confezionato per attirare nuovi utenti e spingerli a fare lo stesso. Insomma, marketing travestito da entusiasmo spontaneo.
I video sospetti che hanno acceso i riflettori
L’analisi ha riguardato un campione di 1.105 video su TikTok in cui il servizio veniva pubblicizzato. Di questi, ben 778 mostravano l’autore mentre piazzava una puntata. Peccato che, guardando con attenzione, l’interfaccia non corrispondesse a quella autentica. Si trattava di un sito clone, mostrato su uno schermo con il solo scopo di finire nell’inquadratura. Un dettaglio che, una volta notato, cambia completamente la lettura di quei contenuti.
Tra gli esempi più curiosi spunta lo studente George Makihara, che dichiara di aver intascato EUR 87.207 (circa 92.000 euro) dopo aver previsto che Donald Trump avrebbe pronunciato la parola McDonald’s in pubblico nel mese di gennaio. In un altro filmato, la scommessa ruotava attorno a Jerome Powell e a un suo presunto Good afternoon durante una conferenza. Roba che, raccontata così, sembra quasi una barzelletta. Eppure il messaggio sottinteso è sempre lo stesso: vincere è facile, basta provarci.
C’è però un particolare che smonta tutta la narrazione. Stando ai dati pubblici, su Polymarket oltre 50 account avevano effettivamente puntato sulla questione McDonald’s a gennaio. E hanno perso tutti. Nessuno escluso.
La risposta dell’azienda e il dettaglio che tradisce
Messa di fronte alla faccenda, l’azienda ha scelto la via della diplomazia. Ha dichiarato di impegnarsi a mantenere mercati accurati, equi e trasparenti, ricordando di far parte di un settore in rapida crescita e di valutare costantemente come migliorare il rapporto con il pubblico per guadagnarsi la sua fiducia. Parole misurate, che però non entrano nel merito delle accuse.
Il particolare più rivelatore arriva da uno degli screenshot estratti dai filmati promozionali. Nell’immagine si legge un URL diverso da quello ufficiale: poiymarket.com al posto di polymarket.com. Una differenza minima, quasi impercettibile a uno sguardo distratto, eppure decisiva. Quella i al posto della elle racconta più di mille parole sulla natura di quei contenuti. Al momento il dominio in questione non risulta più raggiungibile.
Quello che emerge è il ritratto di una strategia pensata a tavolino. Copie del sito ufficiale messe a disposizione dei creator, vincite mai avvenute esibite come trofei, e una macchina capace di generare hype attorno alle previsioni a pagamento. Il tutto con un obiettivo abbastanza chiaro: convincere chi guarda a tirare fuori il portafoglio, nella speranza di replicare guadagni che, in realtà, non sono mai esistiti.