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PlayStation non sta vivendo nessuna crisi, almeno stando alla lettura dell’analista Rhys Elliott, che ha messo nero su bianco un concetto piuttosto semplice: le console e i giochi di Sony continuano a vendere bene, anche se qualche titolo recente non ha brillato come ci si aspettava. Il punto vero, semmai, è un altro, e riguarda l’abbandono del supporto fisico. Una scelta che non nasce per capriccio, ma per una ragione contabile abbastanza trasparente, ovvero massimizzare i margini. Il tema è tornato caldo in questi giorni per via di Marvel’s Wolverine, il tie in firmato Insomniac Games che non ha convinto fino in fondo la critica internazionale. Voti sotto le attese, discussioni accese, il solito copione. Eppure, secondo Elliott, il peso delle recensioni sarà tutto sommato relativo e il gioco ha buone probabilità di rivelarsi comunque un successo commerciale. Non è una posizione così azzardata, considerando quanto il marchio Marvel pesi sulle scelte d’acquisto del pubblico generalista.
I numeri delle esclusive raccontano una storia più sfumata
Le stime di Alinea Analytics restituiscono un quadro meno trionfale di quanto il marketing lascerebbe intendere. Diversi giochi PlayStation usciti negli ultimi anni hanno avuto un’accoglienza commerciale più contenuta rispetto a quello che normalmente ci si aspetta da una produzione first party di Sony. Nomi che pesano, tra l’altro: Saros, Marathon, Marvel Tokon: Fighting Souls e LEGO Horizon Adventures. Quest’ultimo, in particolare, ha avuto un esordio piuttosto freddo anche su Steam, con i primi numeri che non hanno certo rassicurato nessuno. A completare il quadro c’è poi quello che resta il fallimento più clamoroso mai registrato dalla divisione gaming dell’azienda giapponese, una vicenda che ancora oggi viene tirata in ballo ogni volta che si parla di scommesse sbagliate. Non serve rivangarla nel dettaglio, il settore la ricorda benissimo.
Perché l’addio ai dischi è una questione di conti
Qui arriva la parte interessante. La decisione di abbandonare il formato fisico ha scatenato reazioni durissime da parte della community, al punto che Sony è stata costretta a introdurre nuove regole per gli utenti allo scopo di arginare gli insulti. Non un dettaglio da poco, perché racconta quanto la questione bruci tra i giocatori più affezionati.
Ma la casa giapponese sembra intenzionata ad andare avanti lo stesso. Il motivo è che il digitale genera margini più alti, semplicemente perché sparisce tutta la filiera fatta di stampa, distribuzione, logistica e quota trattenuta dai rivenditori. Ogni copia venduta direttamente dallo store lascia in tasca a Sony molto più di quanto farebbe un disco venduto in negozio. E quando qualche produzione non raggiunge i risultati sperati, avere un margine più generoso su tutto il resto del catalogo aiuta parecchio a far quadrare i bilanci. È una strategia difensiva, in un certo senso. Costruire utili solidi su ogni singola vendita per assorbire senza troppi traumi le prestazioni poco brillanti di qualche titolo. Detto altrimenti, meno rischio complessivo sul portafoglio.
I live service restano la scommessa aperta
Nello stesso ragionamento rientra anche il tanto criticato focus sui live service, una direzione che finora ha prodotto pochi risultati degni di nota per Sony. Il potenziale però c’è, ed è innegabile, perché il modello si regge su pagamenti ricorrenti e su una relazione economica con il giocatore che si allunga nel tempo invece di esaurirsi nel momento dell’acquisto.








