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Peugeot GTI, spunta l’ipotesi ibrida: la parola del capo

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Peugeot ha riportato in vita la sigla GTI senza troppi proclami, quasi in punta di piedi, affidandola stavolta a un motore elettrico. Con la nuova E-208 GTI la casa del Leone ha scelto di legare uno dei suoi badge più iconici alla transizione ecologica, sfornando una sportiva a zero emissioni pronta a vedersela con rivali dirette come Alpine A290 e Volkswagen ID.Polo GTI.

I numeri di questa versione elettrica non lasciano indifferenti. Si parla di 281 CV di potenza, 345 Nm di coppia e un differenziale a slittamento limitato, roba che promette divertimento vero. Certo, poi ci sono i conti da fare con la realtà: una massa di 1.535 kg e un’autonomia WLTP che si ferma a 375 km. E soprattutto sparisce quella componente che aveva reso mitiche le GTI termiche, ovvero le sensazioni meccaniche e i prezzi abbordabili che le rendevano alla portata di molti.

La porta socchiusa verso una versione ibrida

Eppure qualcosa si muove. Alain Favey, il nuovo patron di Peugeot che ha voluto con forza recuperare il progetto della 208 sportiva accantonato a suo tempo per far posto alla sigla PSE, non ha chiuso del tutto la porta. Interpellato sulla possibilità di una GTI con motorizzazione mista, la risposta è arrivata secca: “Potrebbe essere un’ibrida”. Un’apertura che si aggancia all’arrivo imminente di sistemi ibridi classici, in stile Toyota, nella gamma del costruttore, e che riporta alla mente lo spirito del concept 308 R Hybrid del 2015.

Su un aspetto però Favey non ammette repliche. Il blasone GTI, dice, non verrà mai svilito. “C’è un approccio purista: GTI è sinonimo di utilitaria o compatta sportiva, non di SUV. Magari altri lo fanno, ma noi non lo faremo”. Parole nette, che tracciano una linea precisa su cosa possa portare quella targhetta e cosa no.

Il muro dei costi e il malus francese

Il problema è passare dai buoni propositi alla catena di montaggio. Costruire una compatta potente e allo stesso tempo economica significa scontrarsi con un mercato di nicchia e con il famigerato malus ecologico francese, quella tassa che rende poco sostenibile mettere in listino auto brillanti a prezzi contenuti. Non è un caso che tra i sette nuovi modelli confermati per l’Europa fino al 2030 non compaia, almeno per ora, nessuna GTI ibrida. “Mi piacerebbe molto, ma per ora la risposta è no. Finora non abbiamo trovato una soluzione, ma continueremo i nostri sforzi”, ha ammesso lo stesso Favey.

Dentro Peugeot le idee sono chiare su un punto. La sigla GTI non serve a gonfiare i numeri di vendita, funziona piuttosto come un potente effetto vetrina. Avere una versione ad alte prestazioni a catalogo rende il marchio più desiderabile e spinge di riflesso le varianti normali di 208, 2008 o 3008.

A raccogliere l’eredità potrebbe essere la prossima generazione della 308. Dal 2027 i modelli della casa transalpina, dal segmento B al D, adotteranno la nuova piattaforma multienergia STLA One. Un’architettura che sulla carta ha tutte le carte in regola per riportare il motore a combustione sulle compatte sportive del Leone. Il nodo vero è capire se lo sviluppo reggerà dal punto di vista economico prima dello stop al termico nuovo fissato dall’Unione Europea per il 2035.

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