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La Germania ha deciso di intervenire sui nuovi pannelli solari domestici e lo fa in modo diverso da quanto visto finora in Francia. Dal 2027 le nuove installazioni fotovoltaiche per uso privato potranno immettere in rete al massimo il 50% dell’energia. Parigi invece ha scelto di agire sul prezzo e acquista il surplus prodotto dalle famiglie a soli 1,1 centesimi per kWh. Le strade sono opposte ma il traguardo è lo stesso, ossia convincere i privati a consumare direttamente l’elettricità che producono sul proprio tetto.
Germania: la scelta di limitare l’immissione in rete
Il meccanismo che Berlino vuole introdurre è piuttosto semplice da spiegare. Chi installerà un nuovo impianto fotovoltaico in casa a partire dal 2027 non potrà più cedere alla rete tutta l’energia che non riesce a utilizzare. La quota destinata all’esterno verrà infatti limitata alla metà, quindi il resto andrà sfruttato tra le mura domestiche oppure resterà inutilizzato.
Si tratta di un approccio che interviene direttamente sulla parte tecnica e non su quella economica. Il governo tedesco non tocca la remunerazione ma mette un tetto fisico a quanta elettricità può uscire dall’abitazione. Per chi possiede i pannelli la conseguenza pratica è evidente perché diventa molto più conveniente organizzare i propri consumi nelle ore in cui il sole produce di più. Lavatrici, lavastoviglie e altri elettrodomestici finiscono così per diventare strumenti utili a non sprecare la produzione in eccesso.
Il principio di fondo resta quello dell’autoconsumo, cioè usare subito quanto generato dal proprio impianto invece di affidarlo alla rete. In Germania questa logica viene imposta attraverso un vincolo preciso che riguarderà soltanto le installazioni nuove.
La Francia punta invece sulla tariffa di acquisto
Oltralpe il ragionamento segue un binario completamente differente. La Francia non impone limiti all’energia che le famiglie possono immettere in rete, ma ha ridotto in modo drastico il valore economico di quella cessione. Il surplus viene oggi acquistato a 1,1 centesimi per kWh, una cifra talmente bassa da rendere quasi irrilevante il guadagno derivante dalla vendita.
In pratica chi possiede un impianto solare in Francia è libero di cedere tutta l’elettricità che vuole, però riceve in cambio una somma molto contenuta. Il messaggio implicito è chiaro e spinge i proprietari a trattenere per sé quanta più energia possibile. Ogni kWh consumato in casa evita infatti di acquistarne uno dalla rete a prezzo pieno, mentre ogni kWh ceduto frutta appena poco più di un centesimo.
La differenza con la Germania sta tutta nello strumento scelto. Berlino agisce sulla quantità mentre Parigi interviene sulla tariffa di riacquisto. Da una parte c’è un vincolo tecnico che blocca metà dell’immissione e dall’altra una leva economica che scoraggia la vendita senza vietarla.
Nonostante queste differenze, entrambe le misure rispondono allo stesso problema e perseguono il medesimo scopo. I due Paesi vogliono che i cittadini dotati di fotovoltaico domestico usino in prima persona l’energia prodotta invece di riversarla sulla rete. La Germania ha deciso di arrivarci limitando al 50% l’immissione dei nuovi impianti dal 2027, mentre la Francia ha già scelto di pagare il surplus soltanto 1,1 centesimi per kWh.
Fonte: TecnoAndroid








