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Esiste una teoria sulla coscienza umana che ribalta buona parte di ciò che si dà per scontato sulla nostra storia. Secondo questa ipotesi, decisamente fuori dagli schemi, il linguaggio e perfino l’arte sarebbero comparsi molto prima che gli esseri umani diventassero coscienti. E la coscienza, quella capacità che oggi sembra inseparabile dall’idea stessa di persona, sarebbe arrivata soltanto intorno al 2000 a.C., quindi in un momento che rispetto alla lunga storia della specie appare quasi recente.
Detta così sembra una provocazione, e in parte lo è. Il ragionamento però ha una sua logica interna che vale la pena seguire con calma. Parlare, raccontare storie e creare opere artistiche non richiederebbe per forza una mente consapevole di sé. Secondo questa visione si tratterebbe di attività che l’uomo avrebbe svolto per moltissimo tempo senza quella dimensione interiore che oggi associamo automaticamente al pensiero. In pratica una teoria che separa due cose che normalmente vengono considerate un tutt’uno, cioè la capacità di esprimersi e la consapevolezza di farlo.
L’Iliade scritta da una mente non cosciente
Il punto più spiazzante dell’idea riguarda uno dei testi più celebri mai prodotti. Stando a questa lettura, l’Iliade sarebbe stata composta prima che la coscienza umana facesse la sua comparsa. Tradotto in termini molto semplici, il poema sarebbe il frutto di una mente non cosciente. Non si parla quindi di un autore distratto o poco riflessivo, ma di un intelletto privo di quella consapevolezza che oggi viene considerata la base di qualsiasi creazione.
È proprio qui che l’ipotesi diventa difficile da digerire per chiunque. L’opera è lunga, articolata e ricca di personaggi, eppure secondo questa prospettiva sarebbe nata senza che chi la componeva fosse cosciente nel senso moderno del termine. Il linguaggio, insomma, sarebbe stato usato con grande abilità già prima che esistesse una mente capace di osservarsi e di riflettere su sé stessa. Una conclusione che mette in discussione il legame che di solito si dà per scontato tra creatività e consapevolezza.
Un’idea che separa parola e consapevolezza
Ciò che rende questa ipotesi così singolare è la cronologia che propone. Da una parte ci sarebbero il linguaggio e l’arte, emersi molto tempo prima. Dall’altra la coscienza, arrivata solo attorno al 2000 a.C. In mezzo un lungo periodo in cui gli esseri umani avrebbero comunicato, creato e perfino composto poemi senza essere coscienti di sé. Per chi è abituato a pensare che la parola nasca proprio dalla capacità di riflettere, si tratta di un’inversione completa dell’ordine delle cose.
Non a caso l’idea viene definita strana, e l’aggettivo le calza bene. Immaginare che una società potesse usare il linguaggio in modo così raffinato senza una mente consapevole richiede di rivedere il concetto stesso di pensiero. Eppure è esattamente quello che questa visione suggerisce, spostando la nascita della coscienza molto più avanti rispetto a quanto la maggior parte delle persone sarebbe disposta a credere. Secondo questa impostazione, dunque, l’Iliade resterebbe un’opera straordinaria, con la differenza che a comporla sarebbe stata una mente priva di coscienza, vissuta prima che la consapevolezza umana comparisse intorno al 2000 a.C.
Fonte: TecnoAndroid








