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OpenAI accusa Apple di aver introdotto in modo scorretto nuove prove nella causa per sottrazione di segreti industriali che vede coinvolte le due aziende. Insieme agli altri imputati, la società guidata nel campo dell’intelligenza artificiale ha presentato un nuovo atto in tribunale chiedendo di stralciare due dichiarazioni di esperti e di non prendere in considerazione altro materiale depositato di recente dalla casa di Cupertino. Una mossa che riaccende uno scontro legale già piuttosto teso.
Cosa contesta Apple a OpenAI e agli ex dipendenti
Per inquadrare la vicenda serve fare un passo indietro. Apple ha avviato una causa per furto di segreti industriali contro OpenAI, contro io Products, la società di Jony Ive, e contro due suoi ex dipendenti: Chang Liu e Tang Tan. L’accusa, in parole semplici, è che i due abbiano preso o consultato informazioni riservate sull’hardware dopo aver lasciato l’azienda, sfruttandole poi a vantaggio dei progetti di OpenAI nel settore dei dispositivi di consumo.
Le contestazioni sono piuttosto precise. Secondo la Mela, Chang Liu avrebbe avuto accesso a file di ingegneria confidenziali quando ormai non faceva più parte del gruppo. Tang Tan invece avrebbe cercato di ottenere informazioni riservate da dipendenti Apple che stavano sostenendo colloqui di lavoro. All’interno del procedimento, Cupertino ha chiesto al giudice di emettere un’ingiunzione preliminare che impedisca a OpenAI e agli altri imputati di accedere, utilizzare, divulgare o sollecitare le sue informazioni riservate. L’obiettivo dichiarato è evitare che quei segreti finiscano ancora più radicati nello sviluppo hardware di OpenAI mentre il processo va avanti.
Le nuove prove e la replica di OpenAI
La settimana scorsa, nell’ambito della battaglia sulla richiesta di ingiunzione, Apple ha depositato una memoria di replica accompagnata da cinque dichiarazioni di esperti per un totale di 126 pagine, oltre a 13 documenti allegati. Gli esperti chiamati in causa sono Daniel Roffman, James Pooley, il dottor Ayman Fayed, il dottor Paul Hatch e il dottor Jude Runge. Nei documenti l’azienda sostiene che l’opposizione di OpenAI non sia riuscita a smontare le sue accuse e porta ulteriori elementi a carico di Liu, Tan, OpenAI e io Products.
Le perizie entrano nel dettaglio di diversi aspetti. Si parla delle pratiche di sicurezza adottate da Apple, delle prove forensi raccolte sui dispositivi di Liu, del valore dei segreti legati alla gestione dell’energia e della riservatezza dei processi di finitura dei metalli, due delle categorie centrali nella disputa.
La risposta degli imputati non si è fatta attendere. Secondo OpenAI, Apple avrebbe usato impropriamente la memoria di replica per introdurre prove e pareri tecnici nuovi, compreso materiale che a loro dire poteva essere presentato prima, lasciando la difesa senza una reale possibilità di ribattere. Nell’atto si legge che Apple ha allegato cinque nuove dichiarazioni di esperti, tra cui una di un esperto del tutto nuovo, per complessive 126 pagine e numerosi documenti aggiuntivi, che andrebbero ben oltre il perimetro della memoria iniziale e dell’opposizione e che comunque non basterebbero a salvare una richiesta ritenuta carente.
La difesa analizza poi le singole perizie una per una, sostenendo che Apple stia cercando di puntellare la mozione originale dopo aver letto le controdeduzioni. Runge, per esempio, sarebbe stato coinvolto come esperto inedito solo per rafforzare testimonianze già depositate, mentre Fayed avrebbe espresso opinioni che potevano essere incluse fin dall’inizio. Quanto a Pooley, si sarebbe basato su un’indagine condotta soltanto dopo il deposito della mozione iniziale. Roffman infine avrebbe introdotto prove già disponibili ad Apple prima di quel momento, presentando anche alcune comunicazioni di Liu fuori contesto.
Per questo motivo gli imputati chiedono al tribunale di stralciare due delle nuove dichiarazioni, inclusi i cinque allegati di Roffman, e di ignorare le altre prove e opinioni che considerano introdotte in modo irregolare. C’è però un dettaglio curioso. Nel caso in cui il giudice decidesse comunque di valutare la dichiarazione di Roffman e i relativi documenti, OpenAI chiede che venga presa in esame anche una nuova dichiarazione depositata da Chang Liu, nella quale l’ex dipendente fornisce la propria spiegazione dei messaggi e delle attività sui dispositivi che Apple ha citato come prove contro di lui.
Fonte: TecnoAndroid








