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Olio motore, scorte a rischio per Stellantis, Volkswagen e Toyota

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La carenza di olio motore sta diventando un problema concreto anche per colossi come Stellantis, Volkswagen e Toyota, che nelle ultime settimane hanno dovuto guardarsi attorno in cerca di fornitori alternativi. Il nodo è la guerra in Medio Oriente, che a marzo 2026 ha stretto ulteriormente la morsa sulla catena di approvvigionamento: missili iraniani hanno colpito l’impianto gas-to-liquids di Shell in Qatar, costringendo a lavori di riparazione tutt’altro che rapidi. Da lì, un effetto domino sulla produzione degli oli base di Gruppo III e sui prezzi, schizzati verso l’alto.

I marchi dell’automotive stanno provando a cavarsela con nuove formulazioni e percorsi alternativi, l’obiettivo minimo è garantire la manutenzione ordinaria dei veicoli. In Giappone alcuni clienti Suzuki hanno già visto slittare l’appuntamento per il cambio d’olio, e il rischio è che le difficoltà si allarghino, ironia della sorte, a macchia d’olio su scala globale. Le grandi Case, Volkswagen, Stellantis e Toyota comprese, si sono già rivolte a fornitori diversi da quelli abituali per compensare la mancanza di questi oli altamente raffinati, che sono la materia prima essenziale per produrre lubrificanti moderni.

Perché il Gruppo III conta così tanto

Va ricordato che l’olio motore non è un prodotto monolitico: si tratta di una miscela composta in larga parte da una base oleosa, alla quale vengono aggiunti additivi che ne migliorano il comportamento. Le basi si classificano in gruppi in funzione del grado di raffinazione, e il Gruppo III insieme al Gruppo IV, quello delle polialfaolefine note come PAO, rappresenta la fascia più raffinata, quella che serve per i lubrificanti sintetici ad alte prestazioni richiesti dai propulsori di oggi.

Il punto debole sta nella geografia. I Paesi del Golfo Persico coprono tra il 15 e il 20% della capacità mondiale di basi del Gruppo III, e l’anno passato il 72% delle importazioni europee e il 47% di quelle americane di questo tipo di base arrivava proprio da quell’area. Con le tensioni prolungate nello Stretto di Hormuz, le riserve accumulate dalle grandi aziende si sono semplicemente svuotate, lasciando Europa e Stati Uniti senza il loro canale principale.

Holly Alfano, amministratrice delegata dell’Independent Lubricant Manufacturers Association, ha spiegato che anche i fornitori alternativi dispongono di volumi limitati e che qualsiasi nuova interruzione delle spedizioni, il blocco di una raffineria o un altro shock potrebbe far peggiorare rapidamente la situazione. Il settore, ha aggiunto, continua a lavorare con margini molto ridotti per assorbire eventuali nuovi problemi.

Prezzi quasi triplicati e cambi d’olio a rischio

Sul fronte dei costi il quadro è pesante. Gli oli base Group III hanno raggiunto circa 3.700 euro a tonnellata in Europa e negli Stati Uniti, quasi il triplo rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Un rincaro di questa portata difficilmente resta confinato alla filiera industriale, e il cambio d’olio resta un intervento che nessuno può permettersi di rinviare troppo, pena malfunzionamenti del motore. Per molti automobilisti significa una spesa che rischia di diventare difficile da sostenere.

Nell’ipotesi migliore, cioè un ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz, Europa e Stati Uniti potrebbero ricevere nuovi carichi in autunno. I costruttori hanno individuato canali di rifornimento diversi, ma la transizione non è immediata: prima di sostituire un lubrificante omologato occorre verificare che le prestazioni e la qualità siano equivalenti a quelle dei prodotti in uso, e proprio su questo le Case stanno facendo i loro controlli sulle opzioni compatibili.

C’è poi un secondo fronte da tenere d’occhio. I produttori alternativi di lubrificanti, compresi quelli sudcoreani, andranno presto incontro a difficoltà nell’approvvigionamento di greggio, e sembra essere soltanto una questione di tempo. Uno scenario che rischia di stringere ancora di più il collo di bottiglia su una filiera già tirata al limite, con la crisi delle forniture destinata a riverberarsi sulle officine e su chi porta l’auto a fare manutenzione.

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