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Occhi robot si ispirano a quelli umani: ecco i dettagli
Il progetto nasce nei laboratori dell’Università di Fuzhou. Qui gli studiosi hanno impiegato una tecnologia basata sui punti quantici di solfuro di piombo. Tali nanocristalli, per la loro sensibilità alla luce, sono stati adattati per comportarsi in modo simile ai pigmenti retinici. Dunque, trattengono cariche elettriche e le rilasciano in maniera controllata. Il paragone usato dagli stessi autori dello studio richiama l’immagine di una spugna che assorbe l’acqua per poi rilasciarla. Un meccanismo che consente al sensore di affrontare sbalzi luminosi estremi in modo più efficace di quanto possa fare l’occhio umano.
Alla base del funzionamento di tale sensore si trova una struttura stratificata. I punti quantici sono inseriti tra un materiale polimerico e uno strato di ossido di zinco. Tale design consente di replicare il comportamento adattivo della retina, ma con maggiore rapidità e minore dispendio energetico. Uno degli aspetti più innovativi è la capacità di selezionare in anticipo le informazioni importanti, evitando di elaborare dati visivi inutili. In tal modo, si riduce la quantità di energia e potenza di calcolo necessarie. Tale tipo di tecnologia apre la strada a una nuova generazione di robot e veicoli intelligenti, in grado di funzionare in condizioni di luminosità estreme senza compromettere prestazioni e sicurezza.
Fonte: TecnoAndroid








