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Nvidia crea un PAC a Washington per finanziare i candidati

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Con la creazione di un comitato di azione politica federale, il cosiddetto PAC, Nvidia mette nero su bianco quello che ormai era evidente da mesi: il futuro del business dei chip per l’intelligenza artificiale si gioca anche a Washington, non solo nei laboratori di progettazione. Il comitato, registrato presso la Federal Election Commission giovedì, servirà a finanziare candidati e comitati di partito le cui posizioni risultano vicine agli interessi dell’azienda. Un passaggio che va oltre il classico lavoro di lobbying e che dice parecchio su quanto pesino oggi le decisioni del Congresso per chi vende acceleratori grafici a mezzo mondo.

Il meccanismo è semplice nella forma. Il PAC dei dipendenti Nvidia raccoglierà contributi volontari da chi lavora in azienda ed è idoneo a partecipare, con un tetto individuale di EUR 4.294 all’anno, circa 4.300 euro. Quei soldi potranno poi finire a candidati federali di entrambi gli schieramenti, oltre che ai comitati di partito, purché le loro posizioni siano allineate agli obiettivi della società su temi come regolamentazione dell’intelligenza artificiale, controlli sulle esportazioni, istruzione, spesa per le infrastrutture e politiche del lavoro.

Nvidia: il messaggio interno ai dipendenti

Ai dipendenti idonei l’azienda avrebbe spiegato il ragionamento in modo diretto: le scelte che il Congresso compirà nei prossimi anni potrebbero avere conseguenze sostanziali sull’intero settore dell’AI e sull’uso quotidiano di questa tecnologia. Nvidia ha anche fatto notare che i legislatori guardano al comparto con attenzione crescente e che quello che viene deciso a Washington incide sia sul business della società sia sulla capacità dei suoi clienti di procurarsi e mettere in funzione le sue tecnologie. Tradotto: se cambiano le regole sull’export, cambia il perimetro di mercato.

L’operazione politica di Nvidia era già cresciuta parecchio prima di questo passo. Nell’anno in corso la società ha speso oltre 2,5 milioni di dollari, all’incirca 2,2 milioni di euro, in attività di lobbying federale, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A giugno è arrivato Bruce Andrews, che in passato ha guidato i rapporti istituzionali di Intel ed è stato vicesegretario al Dipartimento del Commercio durante l’amministrazione Obama, con il ruolo di chief external affairs officer. A questo si aggiungono cinque studi esterni di lobbying e relazioni governative ingaggiati per seguire dossier che vanno dall’AI alla politica commerciale. E nel gennaio 2025 la società ha donato un milione di dollari, poco più di 860.000 euro, al Trump Vance Inaugural Committee.

Perché un PAC e non solo lobbying

La distinzione tecnica conta più di quanto sembri. Un’azienda può usare risorse aziendali per fare pressione sui legislatori, ma in linea generale non può attingere alla cassa societaria per finanziare direttamente candidati federali. Un comitato di azione politica sponsorizzato dalla società, invece, è lo strumento legale che permette di raccogliere contributi volontari dai dipendenti idonei e di indirizzarli verso candidati e comitati di partito, indipendentemente dal colore politico.

Ci sono però dei vincoli. A differenza delle donazioni individuali, quelle fatte da un PAC vengono rese pubbliche e sono soggette a limiti di spesa che non si adeguano all’inflazione. C’è anche un clima meno favorevole di un tempo: i PAC aziendali incontrano una resistenza crescente tra i politici, e in questo ciclo elettorale più di 270 candidati alla Camera e al Senato si sono impegnati a rifiutare contributi di questo tipo, il numero più alto da quando End Citizens United ha iniziato a promuovere questa presa di posizione nel 2018. Non è chiaro, però, quanti di quei 270 siano candidati di peso dei partiti maggiori o membri in carica del Congresso e quanti facciano parte delle migliaia di aspiranti che si dichiarano candidati.

Nvidia non è certo l’unica a muoversi su questo terreno, visto che gran parte delle grandi aziende tecnologiche, e ora anche i colossi dell’AI, spendono milioni in relazioni istituzionali. La nascita del comitato mette semplicemente in evidenza quanto la società dipenda ormai dalle politiche decise nella capitale.

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