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Nel film con Mastandrea, Cinque secondi, Virzì difende i giovani

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Cinque secondi, il film di Paolo Virzì, porta con sé una dichiarazione molto importante. Il regista infatti ha voluto specificare che: “Non mi piace il pregiudizio di chi ride dei giovani e li guarda come i rincoglioniti di TikTok. Sono convinto che siano pieni di risorse”. Una frase che dice parecchio sul tono della pellicola, che mette faccia a faccia un uomo solo e una comunità di ragazzi decisi a rimettere in piedi una campagna abbandonata.

Al centro della storia c’è Adriano Sereni, interpretato da Valerio Mastandrea, che vive isolato in alcune stalle ristrutturate di una vecchia villa ormai in rovina. La sua routine, silenziosa e ostinata, salta per aria quando un gruppo di giovani occupa la dimora vicina con l’intenzione di far rinascere i campi e i vigneti lasciati andare. Ad Adriano la cosa non va giù, e le prova tutte pur di mandarli via.

Un incontro forzato tra generazioni

Tra questi ragazzi c’è Matilde, nipote dell’ultimo conte che aveva abitato in quella villa, arrivata lì per lavorare nei vigneti insieme al nonno. È lei la prima a incuriosirsi di quell’uomo scontroso, a osservarlo, a chiedersi come si finisca a vivere così, da soli, rifiutando qualsiasi compagnia. Con l’arrivo della primavera la convivenza diventa inevitabile e i due mondi, quello di Adriano e quello dei giovani, sono costretti a capirsi.

Cinque secondi ruota attorno a temi che Virzì frequenta da tempo, la responsabilità e il senso di colpa, l’idea che ricominciare da zero sia possibile a qualsiasi età, e più in generale i rapporti umani e la fiducia negli altri. Nel cast, oltre a Mastandrea, ci sono Valeria Bruni Tedeschi, Galatéa Bellugi e Ilaria Spada.

La presentazione alla Festa del Cinema di Roma

Il film è stato mostrato per la prima volta al pubblico durante la ventesima Festa del Cinema di Roma, il 18 ottobre dell’anno scorso. Le prime reazioni hanno parlato di una storia costruita con sensibilità, capace di affrontare un nodo familiare complicato senza scorciatoie, sostenuta in modo particolare dall’interpretazione di Mastandrea nei panni del protagonista.

In quell’occasione Virzì ha spiegato che si tratta di un racconto sulla morte e sulla vita allo stesso tempo, in cui anche la sofferenza può far emergere la cura e la tenerezza. Le sue parole sono state chiare: “un film molto doloroso, ma con fiducia nella possibilità di riparare, di ricominciare a vivere dopo il dolore e il lutto, attraverso la fiducia e la cura”.

La difesa dei ragazzi e il ritorno di Virzì

Il passaggio più netto della conferenza è arrivato quando il regista ha preso le difese della generazione più giovane, respingendo l’etichetta facile di ragazzi rimbambiti dai social. Una posizione che nel film si traduce in personaggi che non fanno da contorno ma muovono davvero la vicenda, gente che rimette le mani nella terra e prova a ridare senso a un posto dimenticato.

Per chi segue il percorso di Paolo Virzì, i riferimenti non mancano. Il regista ha firmato titoli come Il capitale umano e La prima cosa bella, film che hanno raccontato l’Italia con uno sguardo capace di alternare ironia e amarezza. Anche qui la formula sembra simile, un dramma che non rinuncia alla speranza, con la campagna e i vigneti a fare da cornice a un percorso di ricostruzione personale.

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