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La nuova Dacia Spring conserva soltanto il nome di quella che abbiamo conosciuto fino a oggi, perché sotto la carrozzeria è cambiato praticamente tutto, a partire dal luogo in cui viene costruita. La piccola elettrica low cost del marchio rumeno abbandona la Cina e nasce sulla piattaforma RGEV Small di Renault Group, con produzione affidata allo stabilimento di Novo Mesto, in Slovenia. Un passaggio industriale che pesa quanto e forse più del nuovo design, della potenza cresciuta e dell’arrivo della batteria LFP.
Dacia stessa lo dice senza troppi giri di parole, della vecchia Spring resta appena il nome. Il pianale è nuovo, pensato per le piccole elettriche del Gruppo, e le proporzioni lo raccontano bene, con 3,85 metri di lunghezza e 1,74 metri di larghezza, cioè 15 e 18 centimetri in più rispetto al modello precedente. Lo stile rimane riconoscibile, linee geometriche, superfici pulite, protezioni in plastica, ma l’obiettivo non è più solo il prezzo minimo. Qui si punta a una city car vera, più spaziosa e utilizzabile anche fuori dal traffico urbano.
Dalla Renault Kwid alla produzione europea
Per capire il salto conviene tornare indietro. La prima Spring arrivava da un progetto nato per i mercati emergenti, con una genealogia lineare che partiva dalla Renault Kwid, passava per la City K-ZE elettrica destinata alla Cina e sfociava nella Spring venduta in Europa. Costruzione cinese, logica estremamente semplice, prezzo aggressivo. Adesso il percorso è un altro, con la piattaforma RGEV Small e l’assemblaggio sloveno che spostano il baricentro del progetto dentro i confini europei.
Dacia sottolinea inoltre che la Spring, insieme a Twingo, è il primo modello del marchio a sfruttare i nuovi programmi di sviluppo pensati per comprimere i tempi di progettazione sotto i due anni. Non più quindi un’elettrica cinese adattata al gusto europeo, ma un prodotto costruito fin dall’inizio secondo una logica industriale continentale che punta comunque a contenere i costi.
Sul piano tecnico il motore elettrico eroga 60 kW, ovvero 80 CV, con 175 Nm di coppia. Lo 0 a 100 km/h arriva in 12,1 secondi e la velocità massima tocca i 130 km/h, numeri che rendono la vettura molto più credibile fuori città rispetto alla precedente. La batteria LFP al litio ferro fosfato ha una capacità utile di 27,5 kWh e dichiara fino a 250 km di autonomia nel ciclo WLTP, con il vantaggio di ridurre la dipendenza da nichel e cobalto.
Peso, ricarica e spazio a bordo
Il vero cardine del progetto resta la leggerezza. Si parte da 1.212 kg e il consumo dichiarato è di 12,7 kWh ogni 100 km nel misto WLTP, frutto di una scelta chiara, cioè costruire un’auto snella invece di gonfiare la batteria per rincorrere l’autonomia. I dati raccolti sulla precedente generazione dicono che i clienti percorrono in media circa 34 km al giorno e che nel 75% dei casi ricaricano a casa, quindi 27,5 kWh bastano.
Di serie c’è il caricatore in corrente alternata da 6,6 kW, mentre un pacchetto opzionale porta la ricarica AC a 11 kW e aggiunge la continua fino a 50 kW, con circa 28 minuti dichiarati per passare dal 15 all’80%. Con il Power Pack arriva anche la predisposizione V2L. Il bagagliaio offre 337 litri, che diventano 1.283 abbattendo i sedili posteriori, e c’è un vano anteriore da 18 litri disponibile a richiesta per il cavo. A bordo quadro strumenti digitale da 7 pollici, display da 10,1 pollici sulle versioni più ricche con Apple CarPlay e Android Auto wireless, oltre al sistema YouClip.
Prezzi e il confronto in famiglia con Twingo
Gamma essenziale come da tradizione. La Spring Expression parte da 17.900 euro, la Journey da 19.500 euro, entrambe con lo stesso motore da 80 CV e la stessa batteria. La Journey aggiunge cerchi da 16 pollici, Keyless Entry, telecamera posteriore e Media Nav Live con navigazione e servizi connessi.
Il nodo però è interno al Gruppo. La Renault Twingo E Tech Electric parte da 19.500 euro in versione Evolution, stesso motore da 60 kW, stessa batteria LFP da 27,5 kWh, stesse prestazioni, ma con 264 km dichiarati di autonomia. Tra la Spring Expression e la Twingo Evolution ballano appena 1.600 euro, e la Twingo mette sul piatto una personalità decisamente più marcata. Per la prima volta la piccola elettrica Dacia non dovrà difendersi soltanto dalle rivali cinesi, ma anche da chi le sta accanto in casa.








