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Una multa autovelox recapitata a casa non comporta per forza l’obbligo di pagarla. Esiste infatti un dettaglio tecnico che molti automobilisti ignorano e che da solo può bastare a invalidare un verbale per eccesso di velocità. Si tratta della posizione del cartello che avvisa della presenza dell’autovelox. Quando la segnaletica non rispetta le distanze minime imposte dalla legge la sanzione cade. E il margine è davvero minimo, perché bastano 999 metri invece di mille per rendere il ricorso una strada percorribile.
L’attenzione di chi riceve un verbale si concentra quasi sempre sulla velocità registrata, sull’importo da versare o sui punti che rischiano di sparire dalla patente. Molto più raramente si pensa a controllare dove fosse collocato il segnale di preavviso. Eppure proprio quel dettaglio tecnico, che a prima vista sembra una formalità, può fare la differenza tra una sanzione valida e una contestabile. La questione non riguarda il comportamento alla guida ma il modo in cui il controllo è stato predisposto lungo la strada.
Fuori dai centri abitati vale la regola dei 1.000 metri
Sulle strade extraurbane, cioè quelle che si sviluppano lontano dai centri abitati, il Codice della Strada non lascia spazio a interpretazioni. Tra il cartello informativo e il dispositivo che rileva la velocità deve esserci almeno un chilometro di distanza. Non qualcosa in meno e nemmeno un’approssimazione, ma una soglia precisa che va rispettata.
Il controllo è una questione di pura geometria. Si parte dal cartello che segnala la presenza del controllo, si misura il tratto di strada fino al punto in cui è installato l’autovelox e si fa il conto. Se il rilevatore si trova a una distanza inferiore ai mille metri il verbale presenta un vizio di forma e diventa contestabile. Un calcolo semplice, alla portata di chiunque, che però raramente viene fatto prima di mettere mano al portafoglio.
Conviene comunque evitare di fare di tutta l’erba un fascio. La regola del chilometro riguarda soltanto la segnaletica di preavviso del controllo e non si applica a un qualsiasi cartello con il limite di velocità comparso lungo il tragitto. Confondere i due tipi di segnale porterebbe a misurazioni sbagliate e quindi a un ricorso costruito su basi fragili. Il punto di riferimento corretto resta sempre il cartello che annuncia la rilevazione della velocità.
Cosa succede quando lungo il percorso c’è un incrocio
A complicare il quadro, e a generare spesso confusione tra chi guida, intervengono le intersezioni stradali. Su questo aspetto è dovuta scendere in campo direttamente la Corte di Cassazione, chiamata a fissare un punto fermo su come vada calcolata la distanza quando il tratto non è un semplice rettilineo senza interruzioni.
Se lungo il percorso si incontra un incrocio la misurazione fatta fino a quel momento si azzera. La presenza della deviazione impone infatti di installare un nuovo cartello subito dopo l’intersezione, così da avvisare anche gli automobilisti che si immettono da quella strada laterale e che altrimenti non avrebbero visto il primo segnale. Chi arriva dall’incrocio, in pratica, deve ricevere la stessa informazione di chi percorre il tratto fin dall’inizio.
Fonte: TecnoAndroid








