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Un teaser di pochi secondi è bastato a Motorola per far capire che il prossimo pieghevole della sua gamma non sarà un semplice ritocco di quanto già visto. Il video, pubblicato sui social il 9 settembre 2026 e infilato quasi di soppiatto nel giorno degli annunci dedicati a iPhone Duo, mostra un dispositivo dalle proporzioni diverse da quelle attuali: più largo, più basso, con una sagoma che si allontana da quella del Razr Fold oggi in commercio.
Poca roba, in apparenza. Ma il tempismo dice molto più delle immagini. Mentre Apple raccoglieva l’attenzione con il suo debutto nel mondo degli schermi flessibili, l’azienda ha scelto di ricordare al pubblico chi, su questo terreno, ci ha messo piede per primo. Il messaggio accompagnato dall’hashtag Razr parla di qualcosa che “alcuni stanno appena scoprendo” e che invece a Motorola stanno perfezionando da tempo. Frecciatina non esattamente velata.
Cosa lascia intuire il teaser del nuovo pieghevole Motorola
Le informazioni concrete restano poche, e vale la pena dirlo subito: nessuna scheda tecnica, nessuna data, nessun prezzo. Quello che si vede è la forma, e la forma cambia. Un corpo più largo e meno sviluppato in altezza rispetto al modello attuale suggerisce un ripensamento del formato, non un aggiornamento di routine. Chi segue la categoria sa quanto le proporzioni contino su un smartphone pieghevole, perché influenzano tutto: la comodità in una mano, la leggibilità del display esterno, il modo in cui l’oggetto si comporta quando è chiuso in tasca.
L’azienda non ha aggiunto altro, limitandosi a invitare a “aspettare la prossima mossa”. Una formula che nel gergo del marketing tecnologico significa più o meno: manca poco, ma non diremo quanto.
La storia del Razr come arma di posizionamento contro iPhone Duo
Il punto interessante è come Motorola abbia deciso di giocare la partita. Non sulla scheda tecnica, almeno per ora, ma sulla memoria. Il richiamo è al Razr del 2004, quel telefono a conchiglia che aveva ridefinito l’idea di cosa dovesse essere un cellulare sottile e desiderabile, e poi alla rinascita del 2019, quando lo stesso nome è tornato in versione Android con uno schermo che si piega davvero.
Vent’anni di lavoro su un form factor, in sostanza, contro un debutto. E, guardando la storia del marchio, non si tratta di una rivendicazione costruita a tavolino: quel percorso c’è stato per davvero, con tutti i tentativi, gli errori e le correzioni che comporta.
Detto questo, la stessa logica si può girare contro chi la usa. Samsung, per esempio, potrebbe far notare senza troppa fatica che il primo pieghevole a libro firmato Motorola è arrivato con notevole ritardo rispetto al Galaxy Fold. Nel settore la questione della primogenitura è un terreno scivoloso, dove ognuno può scegliere il metro che gli conviene: il concetto, il prodotto commercializzato, la tecnologia dello schermo, la longevità della linea.
Resta il fatto che l’ingresso di Apple ha cambiato il clima. Fino a ieri i display flessibili erano un segmento di nicchia con pochi protagonisti, ora diventano un tema di confronto diretto, con tutto quello che comporta in termini di attenzione mediatica e di pressione sui prezzi. Motorola, in questo scenario, ha scelto di non farsi mettere in ombra e di rispondere lo stesso giorno, senza aspettare che l’onda passasse.








