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Mohenjo-daro, la città antica che riduceva le disuguaglianze crescendo

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Mohenjo-daro ha fatto qualcosa che, secondo i manuali di storia, non dovrebbe essere possibile. Man mano che questa città di 4.000 anni fa cresceva, diventava più produttiva e più ricca, invece di spaccarsi tra pochi ricchissimi e una massa di poveri, riduceva le distanze. Una nuova ricerca dell’Università di York racconta proprio questo. La civiltà dell’Indo, insomma, sembra aver seguito una strada tutta sua, lontana dal copione classico che vede la nascita delle città legata a un aumento della disuguaglianza.

Per anni gli storici hanno raccontato più o meno la stessa storia. I piccoli villaggi agricoli diventano centri urbani, e a quel punto entrano in scena re, sacerdoti e figure potenti che mettono le mani su ricchezze e risorse. Il divario tra chi ha tutto e chi non ha niente si allarga. È un modello che torna in tante civiltà antiche. Ma a Mohenjo-daro, la città più grande della civiltà dell’Indo, è successo l’esatto contrario.

Una città che si è fatta più uguale crescendo

I ricercatori hanno studiato le differenze nelle dimensioni delle case sparse per la città. E qui è saltata fuori una cosa curiosa: la ricchezza si è distribuita in modo sempre più uniforme man mano che la città maturava. Non solo. Rispetto a società simili in Mesopotamia e in Grecia, Mohenjo-daro risultava decisamente più equa. Il divario tra le case più grandi e quelle più piccole, invece di dilatarsi, si restringeva col passare del tempo.

Adam Green, autore principale dello studio e ricercatore del Dipartimento di Archeologia dell’Università di York, lo spiega in modo diretto. I dati dell’antica città mostrano che, con la maturità dell’insediamento, la distanza tra le abitazioni più grandi e le più piccole si è assottigliata. Nelle sue fasi finali, il divario di ricchezza in questo enorme centro urbano era sceso a livelli tipici dei primissimi villaggi agricoli. Mentre gli egizi tiravano su piramidi per i loro re-dèi e i greci costruivano i grandi palazzi di Cnosso, la gente dell’Indo faceva qualcosa di completamente diverso.

Fogne e strade al posto dei palazzi

Niente tombe piene d’oro, niente templi giganteschi. A Mohenjo-daro l’attenzione andava tutta su drenaggi in mattoni ben progettati e su una disposizione ordinata delle strade. Le comodità della città, insomma, erano spalmate tra le case comuni invece di finire nelle mani di una piccola élite. Un impegno concreto verso qualcosa che serviva davvero a tutti.

C’è poi il capitolo dei sigilli dell’Indo, strumenti importanti per commercio e affari. Gli archeologi li trovano quasi sempre dentro le abitazioni normali, non ammassati in edifici pubblici. E questo dice parecchio, perché nella città non risultano palazzi dove un sovrano o una classe dominante potesse controllare questi strumenti di commercio e amministrazione. Il potere, a quanto pare, non era concentrato nelle mani di uno solo. I residenti sembrano piuttosto aver cooperato per garantire a ogni famiglia l’accesso alle risorse necessarie a vivere dignitosamente.

Infrastrutture condivise e scambi corretti

L’investimento continuo in drenaggi, manutenzione delle strade e altri servizi pubblici racconta di un sostegno collettivo ai bisogni quotidiani. Progetti che miglioravano la vita in tutta Mohenjo-daro, non solo per chi stava in cima. Anche il sistema standardizzato di pesi e misure usato in tutta la regione va nella stessa direzione: dava a mercanti e cittadini un modo comune per misurare le merci, rendendo gli scambi più coerenti per chiunque.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Antiquity, mette in discussione l’idea che una maggiore disuguaglianza debba per forza accompagnare la crescita economica. Green lo dice chiaro: nel periodo in cui la disuguaglianza risulta più bassa, la produttività sembra salire. Mohenjo-daro è famosa per ciò che non ha, cioè palazzi per i re, tombe piene d’oro, statue di sovrani. Ma quello che ha è importante. La civiltà dell’Indo dimostra che una società urbana può essere altamente produttiva e inventiva su larga scala, garantendo allo stesso tempo che risorse e potere restino distribuiti in modo equo. E secondo Green, questa scelta potrebbe essere stata proprio essenziale per mantenere la prosperità nel corso dei secoli.

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