Chi ha visto il computer rallentare ogni volta che apre Microsoft Teams forse troverà sollievo a breve. L’azienda di Redmond ha annunciato un mode efficienza pensato proprio per i PC meno potenti, quelli con poca memoria, e la cosa interessante è che dietro a questa novità c’è una specie di ammissione di colpa raramente così esplicita: l’applicazione appesantiva macchine normalissime ormai da anni.
Per capire perché serviva proprio adesso bisogna fare un passo indietro. Nella primavera del 2024 Microsoft aveva fissato i 16 gigabyte di RAM come soglia minima per i suoi PC Copilot+, le macchine pensate per l’intelligenza artificiale integrata. Sulla carta una scelta sensata, peccato che l’esplosione dei prezzi della memoria l’abbia resa difficile da sostenere. In Europa oggi un kit DDR5 da 32 gigabyte si aggira intorno ai 350 euro, mentre un anno fa ne bastavano 70 o 90. Un rapporto di uno a quattro, spinto dalla fame dei data center dedicati all’IA che si stanno mangiando gran parte della produzione mondiale di chip di memoria. Conseguenza naturale: i produttori tornano a proporre configurazioni da 8 gigabyte di RAM, e i software da scrivania che devono girarci sopra sono costretti ad adattarsi.
Teams finalmente a dieta, ma di che tipo
Teams, che da tempo si porta dietro la fama di divoratore di risorse, non aveva previsto questo ritorno alle configurazioni più modeste. Microsoft ha rimediato con un Efficiency Mode, distribuito a fasi da fine maggio e con disponibilità generale prevista entro la fine di giugno 2026.
La cosa da sapere è che non si attiva a mano. Parte da solo quando Teams si accorge di girare su un dispositivo limitato dal punto di vista hardware. Il bersaglio principale sono i PC con 8 gigabyte di RAM o meno, un processore con meno di quattro core, oppure una GPU integrata senza codifica video dedicata. Sulle macchine con GPU dedicata e 16 gigabyte di RAM o più la modalità resta spenta.
In pratica entrano in gioco tre aggiustamenti. Teams riduce il consumo di memoria complessivo, adatta in tempo reale la risoluzione video durante le riunioni a seconda del carico del sistema, e cambia il modo in cui si comporta all’avvio: le conversazioni non si caricano più tutte insieme all’apertura, ma all’inizio mostrano un’immagine statica in attesa che venga selezionato un filo di discussione. Il tempo di passaggio da una conversazione all’altra cala del 20 per cento. Per gli amministratori informatici c’è poi un parametro chiamato TeamsPerformanceMode che consente di disattivare la modalità per tutti gli utenti di un tenant, oppure caso per caso.
Cambiamento vero o toppa ben confezionata
Un po’ di contesto per capire la portata della cosa. Discord, l’app di chat più diffusa tra i giocatori, in alcune configurazioni arriva a consumare fino a 4 gigabyte di RAM. È il prezzo di Electron, il framework web su cui si basa anche Teams. WhatsApp invece se ne sta intorno a un gigabyte quando è a riposo. Teams, senza Efficiency Mode, si era piazzato a lungo in una categoria tutta sua, al punto che Microsoft riconosce indirettamente il problema proprio creando una modalità apposita per le macchine comuni.
Va segnalato un bug noto già al lancio. Su alcune configurazioni con GPU ibrida, cioè una integrata e una dedicata nella stessa macchina, Teams a volte sbaglia a riconoscere il processore grafico giusto e abbassa inutilmente la qualità video anche quando le risorse per fare meglio ci sarebbero. Una correzione è attesa per luglio 2026.
Cosa cambia davvero per chi usa Teams su un PC da 8 gigabyte di RAM: riunioni meno a scatti, un avvio meno faticoso e probabilmente meno ventola impazzita proprio nel momento in cui si risponde a una chiamata. Cosa invece non cambia: Teams resta un’applicazione web travestita da client nativo, con tutto quello che comporta in termini di memoria occupata di base. Questa nuova modalità alleggerisce. Per una riscrittura completa, bisognerà solo sperarci.