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I carburanti sono tornati al centro delle cronache giudiziarie, e non per il solito balletto dei listini: due distributori su tre controllati dalla Guardia di Finanza tra marzo e luglio 2026 sono risultati fuorilegge. Un numero che fa impressione, perché non parla di casi isolati ma di un sistema in cui l’irregolarità sembra quasi la norma. E la spiegazione, in fondo, è quella di sempre. Più il prodotto legale costa, più diventa grasso il margine per chi froda.
Con la benzina stabilmente oltre i 2 euro al litro, effetto del blocco dello Stretto di Hormuz e delle tensioni geopolitiche internazionali, il contrabbando di carburante ha ripreso vigore. Le Fiamme Gialle hanno risposto con una task force che ha setacciato l’intera filiera distributiva italiana lungo due direzioni parallele: da un lato l’evasione delle accise, dall’altro la trasparenza dei prezzi esposti agli automobilisti.
I numeri del blitz sui distributori
Il bilancio dei cinque mesi parla di 4.800 interventi su tutto il territorio nazionale, 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici sequestrati e 6,5 milioni di chilogrammi di carburante consumati in frode. Ma il dato che riguarda più direttamente chi si ferma a fare il pieno è un altro: su 3.428 impianti controllati sono state contestate 2.279 violazioni a 937 operatori. Vuol dire che il 66,5% dei distributori presentava qualcosa che non andava. In alcuni casi si tratta di cartelloni non esposti in modo chiaro, in altri di qualcosa di più pesante, cioè la difformità tra il prezzo pubblicizzato e quello effettivamente addebitato all’erogatore.
Le tecniche di frode, intanto, si sono raffinate. Le taniche nascoste appartengono al passato, oggi il gioco si fa sulle carte. Una delle pratiche più diffuse individuate dalla Guardia di Finanza è quella dei cosiddetti designer fuel: si prende normalissimo gasolio per autotrazione, quello su cui gravano le accise più alte, e lo si fa viaggiare con documenti falsi che lo ribattezzano olio lubrificante oppure liquido bio anticorrosivo. I Nuclei di Udine e Verona hanno bloccato due tank container arrivati dall’Est Europa e diretti al Sud, con 64.000 litri di finto lubrificante destinati ai serbatoi delle auto. Sempre in Friuli un’altra operazione ha portato al sequestro di quasi mezzo milione di litri, con un’evasione stimata in 1,1 milioni di euro di accise e oltre 500.000 euro di IVA.
Serre fantasma, contatori truccati e pompe clandestine
Il secondo filone riguarda il traffico illecito di gasolio agricolo, che essendo tassato molto meno fa gola a parecchi. A Catanzaro un’associazione a delinquere presentava documenti falsi alla Regione Calabria, fingendo di gestire serre enormi e affamate di carburante. Il gasolio agevolato, ottenuto a prezzo stracciato, finiva rivenduto in nero a camionisti e imprese edili. Un affare così redditizio che il sequestro di beni ha raggiunto gli 8 milioni di euro, con 29 persone denunciate.
A Gallipoli, in Puglia, un deposito commerciale era stato trasformato in una pompa di benzina clandestina, capace di rifornire centinaia di mezzi con gasolio agricolo sottratto al fisco, il tutto grazie alla copertura di finti imprenditori agricoli. A Pescara la truffa scoperta è forse la più insidiosa: un’organizzazione consegnava ai clienti, enti pubblici compresi, meno gasolio da riscaldamento di quanto pattuito e fatturato, usando contatori manomessi sulle autocisterne. Le eccedenze rubate venivano miscelate con gasolio per autotrazione e rivendute in nero. Ai responsabili è costato il sequestro di auto di lusso per un milione di euro.
Depositi abusivi e furti nei terminal
La mappa dell’illegalità si chiude con la criminalità più diretta. Ad Acerra, in provincia di Napoli, è emerso un deposito clandestino usato per stoccare carburante di contrabbando, con 80.000 litri messi sotto sequestro. A Vado Ligure, in provincia di Savona, il problema stava invece a monte: alcuni autotrasportatori rubavano prodotto durante il carico dentro il deposito fiscale ufficiale, applicando bypass meccanici alle cisterne, per poi rivendere il carburante sottratto a prezzi scontati.
Le frodi crescono quando i margini si impennano, e con il petrolio ai livelli attuali l’oro nero è diventato terreno di caccia per le reti criminali. Il messaggio dei cinque mesi di controlli è che nessuna scorciatoia verrà tollerata, né quella delle grandi organizzazioni internazionali né quella del gestore che dimentica di aggiornare il cartello dei prezzi.











