Vai al contenuto
Offerte

Microsoft Edge dice addio a Manifest V2: cosa cambia per uBlock Origin

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Microsoft Edge si prepara a dire addio alle estensioni costruite su Manifest V2, ripercorrendo la stessa strada che Google Chrome ha già imboccato da tempo. La notizia tocca da vicino chi usa strumenti molto popolari come uBlock Origin, l’estensione che per anni ha dato agli utenti un controllo davvero fine su pubblicità, tracker e script di terze parti. E non si tratta di un dettaglio tecnico da poco, perché cambia il modo in cui i componenti aggiuntivi possono leggere e filtrare il traffico di rete.

Il passaggio non riguarda solo l’installare o il rimuovere un’estensione. Va molto più in profondità e modifica il funzionamento stesso di questi strumenti, con ricadute concrete sulla privacy e sulla personalizzazione dell’esperienza di navigazione. La decisione di Microsoft arriva dopo anni in cui le estensioni V2 erano state tollerate senza problemi, e proprio quella tolleranza aveva reso Edge un po’ diverso dagli altri browser costruiti su Chromium. Adesso la documentazione ufficiale parla chiaro, Manifest V3 è lo standard di riferimento, pensato per ridurre i privilegi concessi ai componenti aggiuntivi e alzare il livello di sicurezza complessivo del browser.

Perché Manifest V2 conta così tanto per uBlock Origin

Qui sta il cuore della questione. uBlock Origin non è il classico filtro che nasconde i banner una volta che la pagina è già caricata. Lavora su più livelli, sfrutta liste di regole, filtri e soprattutto la possibilità di agire sulle richieste HTTP e HTTPS prima ancora che le risorse arrivino a destinazione. In Manifest V2 questo è possibile grazie all’API webRequest, che permette a un’estensione di osservare, intercettare, bloccare o modificare le richieste in tempo reale. Una capacità essenziale per un blocker che voglia fare sul serio.

Con Manifest V3 tutta questa libertà si restringe parecchio. Il permesso webRequestBlocking sparisce per la maggior parte delle estensioni. Al suo posto Microsoft e Chromium propongono declarativeNetRequest, un meccanismo in cui l’estensione registra delle regole che poi il browser applica per conto suo. Il risultato è più sicuro, questo è innegabile, ma i vincoli imposti non consentono di riprodurre la stessa precisione del modello precedente.

Cosa cambia davvero per chi naviga

Attenzione, non significa che gli ad blocker spariranno da Edge. Continueranno a esistere, ma con un funzionamento diverso. uBlock Origin Lite, per fare un esempio, è stato pensato apposta per convivere con le nuove restrizioni. Solo che non riesce a offrire tutto quello che faceva la versione completa. Il filtraggio dinamico per singolo sito, il controllo granulare degli script e certe forme di filtraggio cosmetico diventano difficili da mantenere senza scendere a compromessi.

A questo punto, per chi ritiene il filtraggio avanzato una cosa irrinunciabile, la scelta del browser diventa decisiva. Firefox continua a supportare pienamente uBlock Origin nella sua forma originale e resta oggi la piattaforma più adatta a chi vuole il massimo controllo su ciò che carica durante la navigazione. Il passaggio di Edge a Manifest V3 segna così un cambiamento profondo nel mondo delle estensioni, con conseguenze destinate a farsi sentire ben oltre la semplice gestione della pubblicità.

Condividi:
49 Condivisioni