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Microsoft data center a Langley: 600 firme contro il progetto

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Il progetto di un nuovo data center targato Microsoft nei pressi della stazione ferroviaria di Langley, nel Regno Unito, sta sollevando parecchi malumori tra i residenti, e non solo per il rumore. L’azienda dovrebbe presentare i piani in autunno, forte della convinzione che queste infrastrutture siano ormai parte integrante della vita quotidiana. Dall’altra parte c’è chi, dentro le istituzioni locali, ribatte che quei soldi potrebbero servire a qualcosa di più utile per chi abita lì.

La posizione del colosso di Redmond è stata messa nero su bianco durante una consultazione pubblica rivolta ai cittadini. Nel documento si legge che i data center “diventano parte integrante delle nostre vite, con i social media, i pagamenti contactless e il lavoro da remoto che dipendono tutti dalle funzionalità che forniscono”. Microsoft aggiunge di voler essere “un buon vicino”, generando un impatto positivo sulle comunità in cui si insedia. Una formula rassicurante, che però non ha convinto tutti.

Microsoft data center a Langley: parchi e alberi al posto dei server

Il consigliere Chandra Muvvala ha messo il dito nella piaga con una frase piuttosto secca: “non avere un data center non è un problema, avere un data center è certamente un problema”. Il ragionamento è semplice. Secondo Muvvala esistono decine di progetti alternativi in cui l’azienda potrebbe impegnarsi, con benefici concreti e immediati per chi vive nella zona. Costruire parchi, per esempio. Oppure piantare alberi in tutta Langley.

Il punto sollevato dal consigliere riguarda le risorse. Microsoft, ricorda, siede su una montagna di liquidità, quindi i fondi ci sono eccome. La domanda vera, quella che secondo lui conta davvero, è un’altra: quel denaro contribuirà in modo positivo alla vita delle persone del posto? Perché una cosa è dichiarare di voler creare valore per il territorio, un’altra è occupare ettari di terreno con capannoni pieni di server.

Le preoccupazioni sollevate non si fermano all’inquinamento acustico, che pure resta uno dei temi più citati. Nel dibattito rientrano anche l’aumento del calore generato dagli impianti, il consumo di suolo e i possibili effetti negativi sulla salute. Milioni di persone che vivono nei dintorni di queste strutture, nel Regno Unito come altrove, stanno ponendo le stesse domande.

Una petizione da 600 firme e la parola finale al pianificatore

Il malcontento si è tradotto anche in una petizione che ha raccolto 600 firme, con la richiesta di sospendere la realizzazione di nuovi data center in città, compreso quello di Microsoft. Numeri non enormi in assoluto, ma significativi per una realtà locale. Del resto, quando dall’altra parte del tavolo si siede un’azienda da mille miliardi di dollari, il potere di persuasione non manca mai.

L’azienda sostiene che è già in corso una valutazione ambientale destinata a misurare qualità dell’aria, rumore, clima, impatto sul paesaggio urbano e tutti gli altri fattori che possono incidere negativamente sulla qualità della vita. Un passaggio tecnico obbligato, che però difficilmente basterà a spegnere le polemiche.

Nel frattempo il gruppo guidato da Satya Nadella non è rimasto fermo. Il via libera del Leeds City Council per la costruzione di un data center è già arrivato, anche se la decisione definitiva spetta al Chief Planning Officer Martin Elliot. Un’approvazione che racconta bene la direzione presa dall’azienda nel Regno Unito, dove la corsa all’intelligenza artificiale sta spingendo i grandi nomi della tecnologia a cercare terreni e capacità di calcolo ovunque sia possibile ottenerli.

La tesi di Microsoft resta quella espressa nei documenti della consultazione: il Regno Unito ha bisogno di più data center per alimentare l’economia del futuro. Una lettura che Muvvala non condivide affatto, convinto che gli effetti collaterali di queste strutture siano reali e già visibili. La partita su Langley, con i piani attesi in autunno, si giocherà su questo terreno.

Fonte: TecnoAndroid

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