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Un cartone di latte e una lavatrice devono superare controlli più severi di alcuni dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati oggi in circolazione. A sostenerlo è Brad Smith, presidente di Microsoft, che ha scelto un paragone volutamente spiazzante per accendere i riflettori su un tema che il settore tecnologico conosce bene ma che fatica ad affrontare fino in fondo. Le regole, in pratica, non stanno correndo alla stessa velocità dell’innovazione.
Il confronto può sembrare esagerato, ed è proprio questo il punto. Quando serve far arrivare un messaggio forte e farlo restare impresso nella memoria, spingersi verso un paragone al limite spesso funziona meglio di mille documenti tecnici. L’immagine scelta dal dirigente di Microsoft colpisce perché tocca oggetti di uso quotidiano, cose che chiunque ha in casa e che nessuno considererebbe pericolose. Eppure proprio questi prodotti devono rispettare standard di sicurezza più rigorosi di quelli richiesti a software molto più sofisticati.
Il paradosso degli agenti AI che agiscono da soli
Dietro la provocazione c’è un problema concreto. La regolamentazione fa fatica a tenere il passo con una tecnologia che diventa sempre più potente, e la distanza si fa ancora più evidente con l’arrivo degli agenti AI. Si tratta di sistemi in grado di svolgere operazioni in autonomia, interagire con servizi online e prendere decisioni senza che una persona debba intervenire di continuo per guidarli passo dopo passo.
Qui sta il nodo della questione. Un assistente che si limita a rispondere a una domanda è una cosa, un programma che agisce per conto proprio è tutt’altra faccenda. Man mano che cresce l’autonomia di questi strumenti, diventa più difficile accettare che il loro funzionamento sfugga a verifiche paragonabili a quelle che oggi si danno per scontate per un elettrodomestico o per un alimento confezionato. Il latte che arriva sugli scaffali e la lavatrice installata in bagno passano attraverso controlli precisi prima di finire nelle mani dei consumatori. Per alcuni dei modelli di intelligenza artificiale più evoluti, invece, quel livello di rigore non è ancora richiesto. È un paradosso, certo, ma descrive piuttosto bene il momento attuale.
La richiesta di Brad Smith: norme internazionali e vincolanti
Il presidente di Microsoft ha sollevato la questione nel corso di un’intervista alla BBC, approfittando dell’occasione per lanciare un appello preciso. Secondo Smith servono regole internazionali vincolanti e servono in tempi brevi. Non semplici raccomandazioni o impegni presi su base volontaria quindi, ma norme che abbiano un peso reale e che valgano oltre i confini dei singoli Paesi.
Il fatto che la proposta guardi a una dimensione globale non è un dettaglio secondario. I sistemi di intelligenza artificiale vengono sviluppati in un luogo e utilizzati ovunque, e lo stesso discorso vale per gli agenti autonomi che si muovono tra servizi e piattaforme diverse senza badare alle frontiere. Una cornice condivisa permetterebbe di evitare che i controlli cambino da un posto all’altro, con regole severe da una parte e maglie larghe dall’altra.
Fonte: TecnoAndroid


