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Chi ha inventato il fitness tracker moderno prova a rifarlo da capo, e il risultato si chiama Luffu Link, un braccialetto senza schermo firmato dai due fondatori di Fitbit. James Park ed Eric Friedman, dopo aver ceduto l’azienda a Google e aver passato qualche anno all’interno del gruppo, hanno preso la porta e sono ripartiti da zero con una startup tutta loro, chiamata Luffu. Il campo è sempre lo stesso, quello dei dispositivi da indossare al polso, ma l’approccio cambia parecchio rispetto a quello che il mercato ha visto finora.
La prima cosa che salta all’occhio, o meglio, che non salta all’occhio, è l’assenza totale di un display. Nessuna notifica da leggere, nessun quadrante da personalizzare, nessuna schermata con i passi della giornata. Una scelta che negli ultimi tempi sta prendendo piede in una fetta crescente di prodotti pensati per il benessere, e che qui diventa il tratto distintivo di tutto il progetto.
Cosa c’è dentro Luffu Link
Il bracciale ha connettività LTE integrata, quindi funziona in autonomia senza dipendere in modo stretto da uno smartphone nelle vicinanze. La dotazione di sensori, nonostante l’aspetto minimale, è piuttosto ricca: monitoraggio continuo dell’attività fisica, del sonno, della frequenza cardiaca a riposo, della variabilità della frequenza cardiaca, della frequenza respiratoria e delle calorie consumate. Tutti i parametri che ci si aspetta da un tracker serio, insomma, raccolti però senza che l’utente debba mai guardare il polso per controllarli.
L’obiettivo dichiarato è il monitoraggio della salute, della sicurezza e del benessere quotidiano. E qui entra in gioco il vero pubblico a cui il dispositivo si rivolge, che non è l’appassionato di corsa con il cronometro in mano. Luffu guarda alle famiglie, e in particolare a chi si prende cura di un parente anziano e vorrebbe sapere come sta senza dover telefonare tre volte al giorno.
Un’app che osserva le abitudini
Il braccialetto, da solo, sarebbe poca cosa. È di fatto l’estensione fisica di un ecosistema software che ruota attorno a un’applicazione basata sull’intelligenza artificiale, capace di raccogliere le informazioni provenienti dai vari membri della famiglia, incrociarle, riconoscere le abitudini di ciascuno e segnalare quando qualcosa cambia in modo significativo. Non tanto il singolo dato fuori scala, quanto lo scostamento rispetto alla normalità di quella persona.
Un esempio concreto lo fornisce la stessa azienda: il sistema può accorgersi di un calo improvviso dell’attività fisica oppure di una modifica nelle abitudini di riposo, e collegare quel cambiamento a un fattore esterno come l’assunzione di un nuovo farmaco. È una logica diversa dal classico contapassi, più vicina a un osservatore silenzioso che tiene d’occhio l’andamento generale e alza la mano solo quando serve.
Il ritorno di due nomi pesanti
La storia, vista da fuori, ha un sapore familiare. Fondatori che costruiscono un marchio di riferimento, lo vendono a un colosso, restano a bordo per il periodo di transizione e poi ripartono in proprio con un’idea che al colosso, evidentemente, non avrebbero potuto realizzare. Park e Friedman hanno praticamente scritto il manuale del fitness tracker da polso quando il settore ancora non esisteva davvero, e ora tornano con un prodotto che di quel manuale toglie la pagina più visibile, cioè lo schermo.
Luffu Link è il primo dispositivo presentato dalla società, e definisce in modo abbastanza chiaro la direzione presa: meno interfaccia, più analisi, e un occhio puntato sulla cura delle persone più che sulle prestazioni sportive.










