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Il ritorno degli Amnesia Fortnight segna il primo vero segnale di vita di Double Fine dopo l’addio a Xbox Game Studios, e stavolta a decidere quali giochi verranno sviluppati saranno direttamente i fan. Lo studio guidato da Tim Schafer ha ripreso in mano la sua tradizione più riconoscibile, quella game jam di due settimane in cui il team si spacca in piccoli gruppi e prova a tirare fuori qualcosa di giocabile partendo da zero. Con una differenza sostanziale rispetto agli ultimi anni: adesso l’iniziativa torna pubblica.
Durante il periodo passato dentro Xbox Game Studios, infatti, la formula non era stata abbandonata del tutto, ma si era ridotta a una faccenda interna, senza voti dall’esterno e senza dirette. Adesso che lo studio è tornato indipendente, il meccanismo riparte come una volta, con i sostenitori chiamati a scegliere cosa merita di diventare realtà. L’annuncio è arrivato con un comunicato ufficiale che parla apertamente di un “indie reboot”, accompagnato da un documentario e da una campagna Kickstarter.
Come funziona la game jam che deciderà i prossimi giochi
La struttura resta quella classica. Lo studio organizzerà una Game Jam trasmessa in diretta su Internet, durante la quale chi sostiene il progetto potrà scegliere quali delle tante idee accumulate negli anni verranno trasformate in quattro nuovi prototipi. E poi, tra quei quattro, quale merita di diventare un vero e proprio gioco, piccolo ma completo.
Due settimane di lavoro, tutto documentato. Gli sviluppatori spiegano le proprie idee, mostrano il processo, litigano con i tempi stretti, e alla fine sono gli utenti a votare quale progetto sembra più interessante. Non è un esperimento nato ieri: da Amnesia Fortnight 2026 ci si aspetta lo stesso tipo di risultati che in passato hanno portato a titoli come Costume Quest, Spacebase DF-9 e Headlander. In altri casi, invece, da quelle sessioni sono uscite intuizioni poi finite dentro Psychonauts 2, il che dice parecchio su quanto quelle due settimane fossero produttive.
Schafer e la vita dopo Microsoft
Il tono con cui Schafer ha raccontato la cosa in una recente puntata del podcast Kinda Funny è insieme entusiasta e realista. “Essere di nuovo indipendenti significa che possiamo tornare a fare molte delle cose che facevamo prima, come le game jam folli, la nostra consueta game jam di due settimane in cui ci dividiamo in piccoli gruppi e realizziamo un gioco in due settimane”, ha spiegato il capo dello studio. Poi però ha aggiunto la parte meno rassicurante. “Dopo l’uscita dall’azienda abbiamo un po’ di margine di manovra per firmare alcuni accordi sui giochi. È un momento un po’ spaventoso per essere là fuori. Ma è una pista di decollo, non un’autostrada”. Tradotto: c’è spazio per muoversi, ma non è infinito.
Una buona notizia riguarda le proprietà intellettuali. Schafer ha confermato che tutti i diritti sui giochi precedenti di Double Fine sono tornati allo studio, insieme ai diritti di pubblicazione. “Le proprietà intellettuali ci sono state restituite e abbiamo riottenuto i diritti di pubblicazione per i nostri giochi. Su alcuni di essi compare ancora il nome Microsoft perché ci vuole un po’ di tempo per completare le procedure. Quando le persone acquistano i nostri giochi, sostengono direttamente lo studio”.
Il passaggio all’indipendenza non è stato indolore. Dopo la chiusura dei rapporti con Microsoft, lo studio ha licenziato un quarto dei suoi dipendenti, un colpo pesante per una realtà di quelle dimensioni. Il rilancio, tra documentario, campagna di crowdfunding e ritorno delle votazioni pubbliche, punta proprio a ricostruire il rapporto diretto con chi segue Double Fine da anni, saltando gli intermediari e affidandosi a chi compra i giochi.










