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Lottatore MMA sfida uno scimpanzé per 460.000 euro: cosa non torna

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Un lottatore di MMA amatoriale sostiene di aver ricevuto un’offerta da oltre circa 460.000 euro, per salire su un ring contro uno scimpanzé. Il nome è Cole Johnson, la vicenda ha tutta l’aria di una di quelle storie che nascono e muoiono sui social, e la sensazione diffusa è che l’incontro non si terrà mai. Non solo per ragioni legali ed etiche piuttosto ovvie, ma anche perché la sicurezza mostrata dal diretto interessato appare, diciamo così, poco proporzionata alla situazione.

La rivendicazione è arrivata direttamente da Johnson, che si presenta come combattente non professionista. Nessuna conferma indipendente sull’identità di chi avrebbe messo sul piatto quella cifra, nessun contratto mostrato, nessuna data. Solo l’affermazione, ripetuta con la sicurezza di chi è convinto di poter vincere. Ed è proprio questa convinzione, più della cifra, ad aver acceso la discussione.

Perché un incontro del genere è pura teoria

Chiunque abbia una minima familiarità con il mondo delle arti marziali miste sa che le regole esistono per un motivo. Categorie di peso, controlli medici, arbitri, commissioni atletiche che approvano o bloccano gli incontri. Un match tra un essere umano e un animale non rientra in nessuna di queste caselle, e nessun organismo sportivo riconosciuto avrebbe motivo di autorizzarlo. Il discorso, prima ancora che sportivo, è di tutela degli animali.

C’è poi il dettaglio, tutt’altro che secondario, della differenza fisica. Lo scimpanzé non è un avversario che si possa affrontare con il ragionamento tecnico applicato di solito a un incontro tra due atleti. Non esiste guardia, non esiste studio dell’avversario, non esiste gestione della distanza che tenga. Ed è per questo che l’ipotesi di un combattimento del genere viene accolta, nella comunità sportiva, più come battuta che come progetto concreto.

Una sfida che vive soprattutto online

Le dichiarazioni di Cole Johnson hanno funzionato esattamente come funzionano certe provocazioni digitali. Attirano attenzione, generano commenti, si moltiplicano nelle condivisioni. La cifra citata ha fatto il resto, perché è abbastanza alta da sembrare credibile e abbastanza assurda da alimentare la curiosità. Ma tra il rivendicare un’offerta e il vederla materializzata in un evento c’è una distanza enorme.

Il tono con cui la storia è stata accolta dice molto anche del momento che vive il mondo degli sport da combattimento, dove la linea tra l’atleta e il personaggio da intrattenimento si è fatta sottile. Chi punta sulla visibilità sa che una dichiarazione fuori scala può valere più di una vittoria in gabbia, almeno in termini di follower. E in questo senso l’operazione, comunque la si giudichi, ha centrato l’obiettivo.

Resta il fatto che nessuna organizzazione seria di MMA ha mai preso in considerazione una cosa simile, e che l’idea di mettere un animale in un contesto del genere verrebbe fermata sul nascere. Il punto non è nemmeno stabilire chi avrebbe la meglio, discussione che appassiona da anni gli angoli più rumorosi di internet. Il punto è che un incontro di questo tipo non ha alcuna possibilità di essere organizzato in un contesto regolare.

Johnson, dal canto suo, sembra credere davvero nelle proprie possibilità. La cifra rivendicata resta sulla carta, l’offerta non ha volto né firma, e l’unica cosa che circola davvero è il racconto di una sfida che difficilmente uscirà dai confini di uno schermo.

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