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Chi tira un cavo Ethernet da una stanza all’altra, magari fino al garage o alla dependance, prima o poi sbatte contro un limite che quasi nessuno conosce: oltre una certa lunghezza il collegamento smette di essere affidabile. Non si rompe di colpo, il che è forse la parte più fastidiosa della faccenda, ma inizia a comportarsi in modo strano. Il cablaggio resta la scelta giusta per avere una connessione veloce e stabile, però anche il cavo ha le sue regole e ignorarle significa passare settimane a incolpare il router sbagliato.
La regola dei 100 metri non è un consiglio
Il numero da tenere a mente è uno solo: 100 metri, pari a 328 piedi, per un canale Ethernet in rame. Non è una stima buttata lì da qualcuno su un forum, è una soglia definita da tre standard diversi che concordano tra loro, ovvero TIA/EIA 568, ISO/IEC 11801 e IEEE 802.3. E il motivo è molto concreto. Quando un cavo diventa troppo lungo succedono due cose: il segnale si indebolisce, fenomeno noto come attenuazione, e le coppie di fili all’interno del cavo cominciano a disturbarsi a vicenda, ed è il cosiddetto crosstalk. Attenzione a come vanno contati quei 100 metri, perché comprendono l’intero percorso da un capo all’altro. Lo standard li divide in 90 metri di tratta fissa, quella che corre dentro i muri, più un massimo di 10 metri complessivi di bretelle di collegamento ai due estremi. Superata quella distanza, nessuno può più garantire che il segnale arrivi abbastanza pulito da essere affidabile.
Cosa succede davvero quando si sfora
Qui sta l’inganno. Andare oltre il limite non spegne la connessione, la corrompe. Una tratta da 110 o 120 metri spesso si aggancia alla velocità massima e funziona per giorni prima di iniziare a fare i capricci, e questo rende la diagnosi molto più complicata. Sotto il cofano il segnale indebolito genera errori, e a quel punto il collegamento sceglie una di due strade: scala a una velocità inferiore per restare stabile, oppure continua a sbagliare e a ritrasmettere pacchetti. Nel secondo caso l’utente percepisce lag, jitter e cadute casuali. I sintomi tendono a peggiorare quando la rete è sotto carico o quando il cavo si scalda. Un chiarimento utile riguarda la latenza. Molti immaginano che un cavo più lungo aggiunga ritardo, ma il segnale viaggia nel rame a circa due terzi della velocità della luce, quindi 100 metri pieni introducono all’incirca 500 nanosecondi. Nulla di percepibile, né per una persona né per un videogioco. La distanza è la causa scatenante, ma il colpevole vero sono gli errori e le ritrasmissioni.
Il limite, poi, cambia a seconda del cavo e della velocità richiesta. Con Cat5e il tetto è 1 Gbps. Con Cat6 si arriva a 1 Gbps sui 100 metri e a 10 Gbps solo su tratte più corte, intorno ai 55 metri, che nel caso peggiore scendono a 37. Con Cat6a si ottengono 10 Gbps sull’intera lunghezza, mentre Cat8 regge 10 Gbps su 100 metri e sale a 25 o 40 Gbps entro i 30 metri.
Come andare più lontano senza combinare guai
La prima cosa che quasi tutti provano è anche l’unica che non funziona: i giunti di prolunga. Un accoppiatore non rigenera il segnale, aggiunge soltanto un punto di contatto in più che può guastarsi. Servono per comodità su brevi distanze, non per allungare la portata. La soluzione seria è inserire uno switch alimentato a metà percorso. Riceve il segnale e lo ritrasmette, azzerando di fatto il conteggio dei 100 metri. Basta che lo switch sia veloce almeno quanto il resto della rete e non si perde nulla in prestazioni, anche un modello di riserva già in casa fa il suo lavoro. Uno switch Netgear a 8 porte gigabit non gestito è un esempio tipico, con il vantaggio di aggiungere anche parecchie porte.
Per scenari più esotici, poco comuni in casa, esistono gli extender Ethernet dedicati che spingono una singola tratta fino a circa 300 metri, gli extender PoE concatenabili oltre i 500 metri per telecamere e access point, e la fibra con convertitori di media che copre diversi chilometri ignorando le interferenze elettriche, ricordando però che da sola non trasporta alimentazione PoE.
Prima di prendersela con il provider, insomma, conviene misurare la tratta ed escludere la lunghezza. Un tester economico intercetta anche i difetti di cablaggio più banali, e sostituire al volo il cavo sospetto con uno corto e sicuramente funzionante resta la prova più rapida di tutte.








