Il tanto atteso Linux kernel 7.0 è finalmente disponibile. Linus Torvalds ha dato l’annuncio dopo sette versioni Release Candidate rilasciate a partire da metà febbraio, e ora il nuovo kernel è pronto per essere integrato nelle principali distribuzioni. Parliamo di Ubuntu 26.04 LTS, Fedora 44 e di tutte le cosiddette distribuzioni “rolling release”, come Arch Linux. Dettaglio non trascurabile: questa è l’ultima versione del kernel che mantiene il supporto per i processori i486, il che segna di fatto la chiusura di un’epoca.
Ma al di là della numerazione che fa un certo effetto (passare dalla serie 6.x alla 7.0 non è roba di tutti i giorni), le novità concrete sono parecchie. E vale la pena guardarle da vicino.
Linux kernel 7.0: supporto hardware e nuovi processori
Sul fronte hardware, Linux kernel 7.0 arriva già preparato per il futuro. Il supporto è stato esteso ai chip Intel Nova Lake e AMD Zen 6, processori che non sono ancora sul mercato ma che evidentemente sono abbastanza maturi da richiedere già un’integrazione a livello di kernel. Per i processori Intel Panther Lake, poi, è stato aggiunto il supporto per il firmware GSC (Graphics System Controller) e per la funzionalità Protected Xe Path (PXP). Insomma, chi lavora su piattaforme Intel e AMD di prossima generazione troverà il terreno già pronto.
C’è anche una chicca per chi tiene d’occhio la connettività wireless: Linux kernel 7.0 include il supporto iniziale per lo standard Wi-Fi 8. Non siamo ancora alla piena implementazione, ma il lavoro è avviato e questo è un segnale importante.
File system più veloci e affidabili
Se il supporto hardware è il piatto forte, i miglioramenti ai file system sono il contorno che fa la differenza nella vita quotidiana di chi usa Linux. XFS, tanto per cominciare, guadagna una capacità davvero interessante: l’autoriparazione autonoma. Un nuovo demone chiamato xfs_healer monitora in tempo reale eventuali errori nei metadati e nelle operazioni di I/O, attivando le riparazioni in modo automatico. Niente più interventi manuali per problemi che prima potevano passare inosservati.
Btrfs, dal canto suo, ora supporta l’I/O diretto per blocchi di dimensioni superiori alla dimensione della pagina del kernel. E EXT4, che resta il file system predefinito su Ubuntu, offre prestazioni di scrittura migliori quando si eseguono operazioni di I/O dirette simultanee su più file. Per chi fa un uso intensivo del disco, è roba concreta.
Anche il driver NTFS3 ha ricevuto un boost di prestazioni. Chi usa un dual boot con Windows noterà la differenza. Stesso discorso per il file system exFAT, quello tipicamente utilizzato da unità USB e schede SD.
Quando arriva sulle distribuzioni e cosa aspettarsi dopo
Chi ha le competenze può già compilare il codice sorgente e installare Linux kernel 7.0 manualmente. Per tutti gli altri, meglio aspettare l’arrivo nelle rispettive distribuzioni. La prima a integrarlo sarà Fedora 44, prevista per il 14 aprile, seguita da Ubuntu 26.04 LTS il 23 aprile. Le rolling release come Arch Linux lo riceveranno attraverso i consueti aggiornamenti.
Nel frattempo, Torvalds non si è fermato: ha già aperto la finestra di merge per Linux kernel 7.1. La prima Release Candidate è attesa per il 26 aprile, mentre la versione stabile dovrebbe arrivare a metà giugno.