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DOOMED!, Open Mike Eagle e Kenny Segal firmano l’album più intimo

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Con DOOMED! Open Mike Eagle e Kenny Segal hanno confezionato uno dei dischi più intimi mai usciti dalle mani del rapper di Chicago, un album che gira tutto attorno a una constatazione tanto banale quanto brutale, cioè che le rotture sentimentali fanno male e basta. Non c’è nessuna rivelazione filosofica, nessun colpo di scena. C’è un tema logoro, frequentato da chiunque abbia mai scritto una canzone, che però qui viene scavato fino a tirarne fuori qualcosa che suona nuovo.

La frase che apre l’interludio collocato verso la fine del disco, It Happens in Every Universe, funziona da manifesto dell’intero lavoro. Le separazioni sono dure. Punto. Eagle ci costruisce sopra quarantacinque minuti di dettagli minuscoli, ricordi che esplodono come mine, playlist condivise da cancellare e messaggi da far sparire. Il tono personale non è una novità per lui, così come non lo è quella patina nostalgica che accompagna da sempre le sue produzioni, ma stavolta il livello di esposizione è più alto.

DOOMED: le basi di Kenny Segal danno una spina dorsale al disco

Buona parte del merito va a Kenny Segal. I due si muovevano da tempo nella stessa orbita e avevano già collaborato in passato, però DOOMED! è il primo album lungo firmato insieme. E si sente che c’era voglia di fare sul serio. Sono alcune delle produzioni più solide di Segal dai tempi di Maps, il disco realizzato con Billy Woods nel 2023. Restano i campioni di pianoforte traballanti, gli archi, le melodie di sax leggermente scordate, i sintetizzatori psichedelici, ma tutto appare più compatto, meno incline a vagare senza meta.

L’apertura affidata a Out to Lunch arriva addirittura con charleston perfettamente allineati alla griglia, che ticchettano in modo quasi meccanico. Da lì si passa a Streets of Rage: Public Arguments Edition, che avanza su un battito di mani sciolto, un pianoforte jazzato e una linea di basso sicura di sé che ricorda le cose di Madlib. Su questo funk sottotono Eagle racconta in modo obliquo una lite con la persona amata, descrivendo colpi brevi che tagliano in profondità e sussurri capaci di mandare in tilt.

Il talento di Open Mike Eagle per i dettagli microscopici

L’incastro tra i due funziona perché il melodramma di Open Mike Eagle e il suo occhio per i particolari minimi trovano il complemento ideale in basi stordite e malinconiche, ogni tanto attraversate da un senso di minaccia. In She Swear I’m Colorblind, brano che ospita Billy Woods, il ritornello mette in scena la classica dinamica del litigio in cui la colpa finisce sempre dalla stessa parte, con l’invito ad ascoltare quando si parla. La base viene trafitta da raffiche di campanelli a vento e si chiude su un acuto stridulo che somiglia parecchio all’inizio di un attacco di panico.

I passaggi più fragili arrivano con Unfinished Concrete Initials, dove il rapper ammette che nei suoi sogni a occhi aperti il nome dell’altra persona è diventato una parolaccia da censurare. E poi quei ricordi paragonati a mine antiuomo, il tormento delle playlist collaborative da smantellare, le esitazioni davanti al tasto cancella, le prove da far sparire perché il dolore funziona meglio quando resta privato.

L’umorismo che ha sempre distinto il personaggio non è sparito del tutto. Schrödinger’s Green Room (There but Uninvited) si apre con una dichiarazione impacciata, urlata come se dall’altra parte la linea telefonica fosse disturbata, sui pensieri intrusivi e su un dj immaginario che dentro la testa sceglie da solo la musica da mettere. Del resto arriva dall’autore di Sweatpants Spiderman, quindi i rimandi alla cultura pop si sprecano, dagli anime a Kitty Pride, passando per i Beanie Babies, la Flipmode Squad e persino i Proclaimers.

DOOMED! di Open Mike Eagle e Kenny Segal si trova su Bandcamp e sulle principali piattaforme di streaming, tra cui YouTube Music, Apple Music, Spotify, Qobuz e Deezer.

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