Javier Bardem ha ammesso di aver perso delle opportunità di lavoro a causa della sua presa di posizione pubblica contro il genocidio di Gaza. E la cosa, a quanto pare, non lo preoccupa più di tanto. “Non succede niente. Vivo in Spagna. Gli studi americani non sono l’unico posto”, ha dichiarato l’attore spagnolo in una recente intervista a una nota rivista di settore, dove ha ripercorso con lucidità quello che è successo dopo il suo intervento alla cerimonia degli Oscar 2026.
Tutto risale alla 98ª edizione dei Premi Oscar, svoltasi lo scorso marzo a Los Angeles. Javier Bardem era salito sul palco insieme all’attrice Priyanka Chopra Jonas per consegnare il premio al Miglior film internazionale, andato alla pellicola norvegese “Valor sentimental”. Ma prima di completare il suo compito da presentatore, l’attore aveva colto l’occasione per lanciare un messaggio forte e chiaro: “No alla guerra e Palestina libera”. Una frase netta, pronunciata davanti a milioni di spettatori, che ha provocato una reazione inattesa: il pubblico in sala è esploso in un applauso.
“Ero preparato ai fischi”, ha raccontato Bardem, ammettendo di aver pensato a quello che accadde all’attrice Vanessa Redgrave negli anni Settanta, quando le sue prese di posizione politiche le costarono molto in termini professionali. Invece, nulla di tutto ciò si è verificato. Almeno non in quel momento.
Javier Bardem: le opportunità perse e il sostegno ricevuto
Eppure, le ripercussioni ci sono state. E Bardem non si è nascosto dietro un dito. Ha raccontato di aver ricevuto segnali piuttosto chiari dal mondo dell’industria cinematografica americana: “Sì, ho sentito cose del tipo: ‘Volevano chiamarti per quel progetto, ma è saltato tutto’. Oppure: ‘Quel brand voleva farti fare la campagna, ma non possono'”. Frasi che lasciano poco spazio all’immaginazione. Ma il vincitore dell’Oscar non sembra disposto a farsi condizionare da queste dinamiche.
Ha citato anche il caso di Susan Sarandon, che fu scaricata dal proprio agente dopo aver criticato le azioni di Israele a Gaza. Secondo Bardem, quel caso “dimostra quanto sia ingiusto tutto questo sistema”. Sarandon, ha ricordato, fu tra le prime a denunciare pubblicamente la situazione, e per questo subì una punizione professionale.
C’è però anche un’altra faccia della medaglia. Javier Bardem ha spiegato che, accanto alle porte che si chiudono, ce ne sono altre che si aprono. “Alcune persone ti mettono in una lista nera. Non posso dire se sia vero o no, non ho i dati. Quello che so è che ci sono nuove persone che ti chiamano perché ti vogliono nei loro progetti. Questo mi fa pensare che la narrativa usata per così tanto tempo stia cambiando”.
I nuovi progetti in arrivo nel 2026
E in effetti, il calendario di Javier Bardem per il 2026 è tutt’altro che vuoto. L’attore è protagonista di diversi lavori di altissimo profilo. C’è il film di Rodrigo Sorogoyen, “El ser querido”, che verrà presentato al Festival di Cannes. Poi c’è la serie “Cape Fear” per AppleTV, in arrivo a giugno. E infine la terza parte di Dune, uno dei titoli più attesi dell’intero anno.
Quando gli è stato chiesto cosa lo spinga a esporsi così pubblicamente, Bardem ha risposto con una semplicità disarmante: “È curioso, perché la domanda dovrebbe essere: come si fa a non farlo? Ho sempre sentito che ci sono microfoni e registratori che captano la mia voce, e ho il diritto di denunciare ciò che considero sbagliato”. Una posizione netta, condivisa in un momento in cui gran parte di Hollywood preferisce restare in silenzio.